La guerra è il frutto della dissennatezza dell'uomo. La pace è una conquista che deve partire dall'infanzia. L’utopia della pace montessoriana muove fin dall’infanzia, con il contributo della scienza e della ricerca scientifica, attraverso il lavoro, la libera scelta.
Una profetessa per la pace
Della vita di Maria Montessori si sanno e si apprezzano molte cose ma una rimane un po’ sottotraccia e mai come oggi merita un’attenzione particolare. Non dobbiamo dimenticare infatti che la sua non è stata solo una vita di successi ma è anche stata un’esule, una persona che, pur avendo goduto di molteplici riconoscimenti e fama universale si è trovata nella necessità di rinunciare alla propria appartenenza e alle proprie radici e ha dovuto trasformarsi in una migrante. Nemo profeta in patria, dunque: i suoi meriti e la sua fama non le hanno giovato.
La ragione esplicita che ha trasformato Maria Montessori da un’italiana profetessa nel mondo a persona non gradita è da rintracciare nel rifiuto a fare del suo famoso Metodo – come Mussolini avrebbe voluto - il modello educativo tout court fascista nel mondo. La questione è però più complessa e questo breve contributo non ci permette di addentrarci nel merito. Un’esperienza fondamentale e dolorosa della Montessori del primo periodo (ci riferiamo al primo decennio del Novecento) in cui ha inventato, partendo dall’osservazione sperimentale, le pratiche del suo Metodo che via via venivano applicate nelle Case dei bambini, è stata la Prima guerra mondiale del 1915-18. Tale esperienza l’ha resa consapevole dell’insufficienza in sé delle pratiche didattiche che pur con tanto successo aveva messo a punto e introdotto nelle scuole a lei ispirate.
In questo senso la Prima guerra mondiale segna, pur nella continuità del pensiero montessoriano, uno spartiacque che segna una marcatura evidente e una trasformazione importante che le ha permesso di alzare lo sguardo dai bisogni del bambino in aula alle necessità dell’umanità intera. In questo modo l’infanzia rimane al centro di un mondo in cui i bambini possano insegnare agli adulti la pace.
Il lavoro attraverso la libera scelta
La prima espressione di pace inizia in classe attraverso il lavoro. L’uomo si costruisce lavorando, dice la Montessori; e il lavoro per il bambino in una situazione di normalità costituisce nello stesso tempo un bisogno irrinunciabile e un’esperienza che lo realizza. Quando è tranquillo e libero fa mille cose, si concentra, si apre a continue e nuove sfide, vuole incessantemente affrontare mille problemi e lo fa con tenace determinazione. Ed è nel lavoro che si esercita la volontà, in cui controlla i propri impulsi in funzione di un fine, oppure supera le sue anche più ostinate inibizioni nella prospettiva di un esito che si aspetta dalle proprie azioni. Attraverso il lavoro, scelto perché esercitato in una situazione di libertà, il bambino immagazzina i suoi sforzi dando loro una direzione imparando a controllare, a valutare più opzioni, a scegliere e, in una parola, a decidere.
Un postulato educativo fondamentale di Maria Montessori è la convinzione che senza libertà non è possibile esercitare la volontà. Si tratta di un’idea di libertà che non deve essere intesa come uno sfogo senza scopo, perché l’ambiente del bambino è irto di ostacoli che ne impediscono il normale sviluppo. Non vi è perciò libertà senza accompagnamento e senza guida. Nello stesso tempo presuppone un lungo lavoro interiore del bambino su sé stesso. Il bambino conquisterà la libertà attraverso il controllo delle azioni disordinate e caotiche attraverso la progressiva conquista dell’ordine. Il bambino libero non è perciò il bambino “che fa quello che vuole” ma che compie uno sforzo continuo per controllarsi e migliorarsi.
È per questi motivi che Maria Montessori ha incentrato il suo modello educativo sulla libera scelta: è importante che il bambino scelga liberamente l’attività da svolgere e il materiale da utilizzare, vale a dire se ne interessi quando la sua vita psichica è ricettiva in relazione alle azioni da compiere ed alle capacità da sviluppare attraverso le esplorazioni del materiale e le conseguenti azioni che il suo utilizzo richiede; dal canto suo, la maestra è attenta e vigile, pronta a mettergli a disposizione il materiale di cui il bambino manifesta interesse. Per poterlo fare la maestra deve conoscere bene il piano interiore che lo fa agire e che lo porta a scegliere quel materiale di sviluppo specifico.
Sono queste le premesse pedagogiche dell’idea di pace di Maria Montessori.
Il contributo della scienza
Rivolgendo l’attenzione al mondo degli adulti, sappiamo che in natura si verificano le catastrofi, come le alluvioni o la peste. L’uomo ha progressivamente cercato di superare i rischi presenti nelle cose del mondo attraverso l’impiego della ragione e le scoperte scientifiche: ad esempio cercando le cause dei dissesti idrogeologici oppure batteriologiche. La ragione (e la scienza) che è mirabilmente servita per proteggere e preservare l’uomo da molti mali che provengono dalla natura, poco sembra poter fare nei confronti della guerra che è un fenomeno umano. La ricerca scientifica porta a svelare gli elementi nascosti della natura per contrastarne gli effetti dannosi (come avvenuto ad esempio nel caso della peste, che non era possibile superare perché non vi erano conoscenze circa gli effetti dei microorganismi): l’uomo attraverso la scienza è riuscito a tenere sotto controllo la natura, ma non riesce a tenere sotto controllo se stesso, proprio perché la guerra è un fenomeno umano. È questo il paradosso dell’uomo: può controllare la natura ma è incapace di controllare se stesso. In modo simile a quanto avveniva in passato in ambito biologico, “esistono incognite minacciose in campo morale”, ed occorre realizzare una sorta di “igiene” etica sia a livello sociale che individuale, in cui la pace sia fondata sull’uguaglianza e sull’amore per l’altro. Per costruire una pace autentica bisogna ripartire dal bambino: in questa prospettiva aveva ragione Rousseau quando affermava che i caratteri puri e naturali dell’uomo sono da ricercare nell’infanzia quando ancora non ha ricevuto i guasti e le derive della società.
La pace che non è pace
Uno dei significati attribuiti alla parola pace è quello di fine della guerra. In questo caso il termine richiama il principio di conquista e l’idea della conclusione di un conflitto in cui vi è un vinto e un vincitore, in cui quest’ultimo detta, appunto, le condizioni di pace attraverso “l’adattamento forzato dei vinti”. La pace, dunque, assomiglia a qualcosa di simile a un castigo in cui il popolo che è stato devastato e ha subito la sconfitta deve risarcire il vincitore. “L’errore di chiamar pace il trionfo permanente delle finalità della guerra, fa sì che non riconosciamo più la via della salvezza, quella che potrebbe condurci a raggiungere la vera pace”. La pace viene confusa con il risarcimento coatto e con l’umiliazione in cui non trionfa la giustizia ma semplicemente la prevaricazione del più forte nei confronti del più debole. Non è vera pace, perché non vi è giustizia ma rovina. La pace, quella profonda, risiede nel lavoro necessario (educativo) che porta a non vedere la guerra come soluzione dei problemi e/o dei conflitti. La guerra appare come la soluzione “immediata” per risolvere un conflitto ed ha costi altissimi (senza contare che gli esiti non sono scontati), la pace è la soluzione “mediata” per risolvere i conflitti e lo fa attraverso la ricerca di un accordo all’interno di una “unione pacificatrice”: è lo sforzo prolungato per costruire stabilmente la pace fra gli uomini.
Oltre i nazionalismi
Fino a quando gli uomini si considereranno esclusivamente come appartenenti a gruppi nazionali con interessi distinti, il loro strumento principale continuerà ad essere la violenza e continueranno a rischiare di distruggersi a vicenda. In una guerra i perdenti perdono molto, ma anche i vincenti non traggono vantaggi dalla vittoria (come avveniva invece in passato). Perciò “l’impoverimento di uno non fa la ricchezza di un altro, ma il decadimento di tutti”. Gli uomini (e le nazioni) dovrebbero comprendere che facciamo tutti parte di un unico organismo che è quello di appartenenza all’umanità. L’umanità dovrebbe essere la nostra unica bandiera. È assurdo battersi per i confini nazionali quando l’economia non ha confini, la scienza e la cultura li oltrepassa incessantemente e le merci li attraversano senza sosta. Non ci sono confini nazionali se non per gli uomini.
La funzione della scuola per la pace
La scuola non deve limitarsi all’istruzione ma deve essere costruttiva della pace e deve essere un’opera di portata universale. Occorre pensare – è questa la tesi fondamentale espressa da Maria Montessori in Educazione e pace (1937) - a una nuova idea di scuola e ad una nuova scienza della pace.
La grande lezione di Maria Montessori rappresenta un’importante scommessa culturale e pedagogica anche per il nostro tempo. La poliedricità degli interessi culturali di Maria Montessori appare di grande interesse come il lavoro di continua ricostruzione del suo pensiero che l’ha portata a vedere insufficienti gli apporti medici e psichiatrici nei confronti dei bambini in difficoltà e ad aprirsi agli studi antropologici e alla pedagogia.
Mai come in questo momento, caratterizzato da incertezze profonde, possiamo accogliere l’eredità che Maria Montessori ci ha lasciato come un patrimonio offerto a tutti noi e a cui possiamo attingere, tenendo conto tuttavia della complessità del suo pensiero, senza facili semplificazioni, ma avvalendoci di un necessario apporto critico che possa ancorare il suo insegnamento anche alla luce della ricerca pedagogica e dell’esperienza educativa successiva. Soprattutto ha posto al centro il bambino e i suoi bisogni di libertà e di autonomia, ha inteso l’educazione come diritto e come impegno civile e tale posizione è senza dubbio moderna e auspicabile anche per la scuola e l’educazione attuale.
È sorprendente come Maria Montessori sia stata straordinariamente capace di guardare vicino e nello stesso tempo lontano. Indossa contemporaneamente due lenti, quella del microscopio e quella del telescopio, guarda cioè nello stesso tempo alla concretezza della quotidianità e al futuro, all’azione del singolo bambino sul materiale di sviluppo ai grandi temi del diritto e della pace, dalla vita pratica all’utopia pedagogica.