Importanza di una riflessione sulla pedagogia di Maria Montessori alla luce dell'oggi.
L’importanza di una riflessione
Si assiste oggi ad un rinnovato interesse per la pedagogia di Maria Montessori. Tale interesse appare essere universale ed anche l’Italia non ne è esente.
Molti servizi si sono trovati a fare una loro riflessione al proprio interno in merito alla pedagogia Montessoriana, così come ha fatto per la grande lezione di Emmi Pikler e di altri importanti studiosi.
Il senso di questa scelta era quella di esplorare alcuni aspetti significativi della grande lezione montessoriana in quanto di interesse per tutti: se da un lato Maria Montessori ha fondato un “metodo” a cui i servizi o le scuole che vi aderiscono devono fare riferimento, non va dimenticato dall’altro che alcune riflessioni della grande pedagogista italiana costituiscono un importante patrimonio per tutti.
Il punto di partenza di Maria Montessori è stato, nella prima decade del Novecento, di utilizzare i materiali già predisposti dal medico francese Édouard Séguin che si era proposto di educare gli “ineducabili”, basati sullo studio individuale del bambino e sull’analisi dei fenomeni fisiologici e psichici del singolo. Ben presto Maria Montessori si trovò ad elaborarli in modo critico soprattutto per quanto riguarda la scrittura e la lettura. Nel giro di pochi anni il corpus fondamentale dei materiali e delle pratiche legate al metodo, almeno per quanto riguarda le Case dei Bambini (da 3 a 6) anni era completo. Il “Metodo Montessori” si diffuse in tutto il mondo e Maria Montessori avvertì la necessità (per evitare confusioni, pratiche improprie, approcci approssimativi, ecc.) di definire le caratteristiche del Metodo (e quindi in sostanza istituzionalizzandolo), attraverso corsi di formazione ad hoc da lei stessa praticati o dalle proprie collaboratrici.
È interessante notare che, dopo il successo della prima Casa dei Bambini, Maria Montessori da un lato ha rinunciato per sempre alla professione medica, dall’altro non si è mai fermata, sviluppando ancora il Metodo appena inventato e proseguendo incessantemente nella sua ricerca. In questo modo il pensiero pedagogico di Maria Montessori si è progressivamente arricchito di ulteriori conquiste. Per dirla in breve: in tre o quattro anni ha elaborato quello che lei stessa ha chiamato “Metodo Montessori”, poi speso i restanti quarant’anni di vita da un lato a perfezionarlo, dall’altra ad andare oltre.
Una volta la stessa Montessori ebbe a dire: “Se si abolisse non solo il nome, ma anche il concetto comune di “metodo” per sostituirvi un’altra indicazione, se parlassimo di «un aiuto affinché la personalità umana possa conquistare la sua indipendenza, di un mezzo per liberarla dall’opposizione dei pregiudizi antichi sull’educazione», allora tutto sarebbe chiaro. È la personalità umana e non un metodo di educazione che bisogna considerare: è la difesa del bambino, il riconoscimento scientifico della sua natura la proclamazione sociale dei suoi diritti che deve sostituire gli spezzettati modi di concepire l’educazione”.
Con queste parole Maria Montessori non intende rinnegare sé stessa. Ci vuole dire che le metodologie ed i materiali non sono sufficienti se non si mette al centro il bambino nella sua “umanità intera”, occorre cioè prendere in considerazione, sul piano educativo, la persona umana nella sua globalità.
Lo sguardo di Maria Montessori abbraccia l’umanità intera e richiede che il suo metodo venga applicato tenendo conto e a partire da questa prospettiva. Per un bambino che si prepara ad affrontare il mondo, non sono sufficienti le spiegazioni del maestro, vale a dire, a poco serve un approccio informativo, esplicativo e trasmissivo. Di enorme maggiore efficacia è un approccio esplorativo e riflessivo.
Di conseguenza, attuare il metodo Montessori significa non risolvere i problemi del bambino, ma aiutarlo affinché impari a risolverseli da solo; non vuole dire fargli imparare delle cose, ma invitarlo a riflettere sulle stesse cose, a esplorare il mondo, a costruire dei significati, ad imparare ad usare la mente in modo efficace.
Mai come in questo momento, in cui dopo una presa di distanza pluridecennale, sta prendendo piede un certo interesse per il Metodo Montessori, occorre essere attenti a ciò che si presenta all’orizzonte in modo aperto e con approccio problematico.
La straordinaria ricchezza della contaminazione
Qualche anno fa circolava un aneddoto curioso attribuito a Loris Malaguzzi. In occasione dell’apice della sua notorietà, quando, nel 1991, la scuola dell’infanzia Diana fu giudicata dalla rivista americana Newsweek la più “bella” del mondo. Si dice che in un’intervista un giornalista americano chiese a Malaguzzi: “Lei che cosa ne pensa di Maria Montessori?”, “E’ la madre di tutti noi!”, fu la risposta. “E allora perché voi qui a Reggio Emilia non attuate scuole a metodo Montessori?”, ha replicato il suo interlocutore. “Non se ne parla nemmeno!”, fu la risposta secca di Malaguzzi.
Malaguzzi aveva le sue ragioni. Chi ha visitato le scuole dell’infanzia di Reggio Emilia e chi ha avuto modo di incontrare il pensiero pedagogico di Loris Malaguzzi, sa che la grande lezione di Maria Montessori è sempre stata presente nel modello reggiano. Lo scopo di Loris Malaguzzi è stato quello di radicare la scuola dell’infanzia nella città come risposta insieme politica e sociale. Per questo ha preferito all’adesione ad un particolare metodo e a un indirizzo specifico prefigurare un modello aperto ad una molteplicità di istanze pedagogiche differenti. Ha preferito in altre parole rimanere aperto ad una molteplicità di contaminazioni, accogliendo il meglio di ciò che serviva e di ciò che si rivelava più adatto al contesto.
Maria Montessori, bene comune
Abbiamo detto del bisogno avvertito, anche alla luce del risvegliato diffuso interesse nei confronti della grande eredità culturale e pedagogica montessoriana, di una riflessione puntuale su tale eredità.
La grande lezione di Maria Montessori rappresenta un’importante scommessa culturale e pedagogica anche per il nostro tempo. Intendiamo cioè chiamare in causa la grande ricchezza e complessità del pensiero montessoriano. Ci pare importante la poliedricità degli interessi culturali di Maria Montessori e il lavoro di continua ricostruzione del suo pensiero che l’ha portata a vedere insufficienti gli apporti medici e psichiatrici nei con- fronti dei bambini in difficoltà e ad aprirsi agli studi antropologici e alla pedagogia. Si tratta di un pensiero in continua evoluzione, un pensiero basato su analisi di evenienze empiriche e sperimentali, ma anche di intuizioni, di generalizzazioni e di definizione di posizioni di principio in grado di ispirare pratiche nel campo della didattica a scuola, così come spunti per la vita quotidiana del bambino. Se da un lato molti dei suoi scritti sono dedicati alla definizione progressiva del suo metodo, attraverso una molteplicità di esempi, di proposte operative, di indicazioni concrete e pratiche in progressione secondo il livello di apprendimento dei bambini presi individualmente, dall’altro non manca mai di giustificare le indicazioni proposte sui principi che le hanno ispirate e sulle ipotesi a monte che le hanno generate.
Dobbiamo accogliere l’eredità che Maria Montessori ci ha lasciato come un patrimonio offerto a tutti noi e da cui possiamo attingere in modo pieno, rispettando tuttavia tale complessità (ed anche per certi aspetti contraddittorietà), senza facili semplificazioni, ma avvalendoci di un necessario apporto critico che possa ancorare il suo insegnamento anche alla luce della ricerca pedagogica e dell’esperienza educativa successiva. Soprattutto ha posto al centro il bambino e i suoi bisogni di libertà e di autonomia e tale posizione è senza dubbio moderna ed auspicabile anche per la scuola e l’educazione attuale.
Attraverso il suo Metodo ha inteso tradurre in azioni pratiche e in procedure quotidiane i principi pedagogici fondamentali di cui è stata portatrice. Il suo scopo era anche quello di opporsi alla scuola del tempo creando una sorta di anti-scuola che ha creato non poco scalpore.
Maria Montessori sapeva bene che il metodo, in quanto tale non poteva bastare. Aveva messo a punto il suo metodo basandosi sull’osservazione sperimentale, è stato il frutto di scelte oculate, sottoposte all’analisi delle ricadute e in progress in un processo che ha visto stratificazioni successive in diversi anni: soprattutto si è basata sulle evidenze empiriche che via via si trovava a sperimentare. Ogni scelta operativa doveva, secondo il suo punto di vista, essere il frutto di un’attenta analisi osservativa e doveva perciò essere fondata sulla riflessione attenta di quanto avveniva in situazione.
La grande lezione educativa di Maria Montessori
Lo spirito di ricerca che ha continuamente accompagnato gli esperimenti montessoriani ci suggerisce che le pratiche vanno continuamente ripensate, attraverso il vaglio della riflessione critica. È essenzialmente e soprattutto questo che ci sembra importante cogliere dell’insegnamento montessoriano ed è questo che deve costituire il patrimonio comune di noi tutti.
Ben venga dunque la riscoperta montessoriana che caratterizza questo momento, ma non vorremmo che Maria Montessori rimanesse un’icona, una pratica educativa di nicchia che può essere percepita come esclusiva, anziché patrimonio comune e ricchezza di tutti.
È importante recuperare il pensiero montessoriano sia all’interno della cornice del suo tempo, sia alla luce della ricerca e del pensiero di oggi. L’attuale diffuso risveglio nei confronti degli insegnamenti di Maria Montessori non dovrebbe semplicemente tradursi nell’apertura di scuole di metodo che si limitassero ad essere più o meno fedeli al legato originale. Ben venga l’apertura di altre scuole di metodo, ma il rischio è che si tratti di un’operazione limitata e marginale.