Accademia Naven
Appunti sulla pedagogia di Maria Montessori
Attualità della pedagogia montessoriana

Tre domande a cura di Martine Gilsoul

Qual è la forza e l’attualità del pensiero di Maria Montessori a oltre in secolo e mezzo dalla sua nascita?

Come ogni grande figura, Maria Montessori ha affrontato i problemi del suo tempo in modo radicale e ha saputo guardare con determinazione al futuro come pochi. Ha messo a punto una nuova topica, un punto irriducibile da cui parte tutto il resto: ha cioè messo al centro il bambino e con questo tutta la discussione, tutte le riflessioni e tutte le pratiche devono partire da lui. Il cuore della pedagogia montessoriana è questo, è il focus centrale e il punto di partenza dal quale si dirama tutto il resto. Ha parlato dal punto di vista del bambino e a nome del bambino: è questa la sua modernità. E lo ha fatto non in modo ideologico ma scientificamente fondato e continuamente argomentato e giustificato sul piano scientifico.
In questo senso, potremmo dire che la pedagogia di Maria Montessori è senza tempo. È fuori del tempo perché il tema del bambino è sempre attuale ed è sempre coniugabile nel tempo e nello spazio, vale a dire nelle diverse epoche e nei diversi contesti geografici e culturali. Maria Montessori ha saputo cogliere ciò che dell’infanzia è più universale e permanente. Ne ha focalizzato l’essenza ed è per questo che il suo pensiero si è diffuso in tutto il mondo ed è considerato valido anche all’interno di culture molto differenti ed in epoche diverse.
Un secondo elemento che caratterizza tale forza sta nel rovesciamento della prospettiva: è partita dalla prassi ossia dalla messa in pratica di azioni che hanno contribuito via via alla formulazione dei principi che la ispirano. Ha cioè iniziato dalla critica del senso comune, senza imporre le sue idee ma dimostrandone la possibile efficacia attraverso la realizzazione delle Case dei Bambini. Attraverso le sue sperimentazioni non ha inteso imporre ex novo la sua diversa concezione dell’educazione ma ha voluto innovare facendo così una critica nello stesso tempo indiretta e forte dei principi e delle pratiche esistenti e diffuse nel suo tempo. Ci ha condotti a sviluppare una concezione superiore dell’educazione e della formazione. In questa prospettiva, il suo operare è stato un “operare politico” poiché le sue sperimentazioni erano sempre esposte e quindi visibili a chiunque volesse comprenderle. Si tratta evidentemente di un rovesciamento di prospettiva rispetto alla scuola tradizionale ed è per questo che la pedagogia montessoriana ha molto da dire alla scuola in generale e non solamente alle scuole a Metodo. 

Numerosi maestri sono affascinati dal pensiero di Maria Montessori e vorrebbero poterlo vivere nelle loro classi. Purtroppo spesso le difficoltà organizzative ed economiche non rendono possibile questo cambiamento di rotta. Quali consigli ti sentiresti di dare in merito?

È un’osservazione senza dubbio vera. Un maestro da solo può fare poco. Anche in questo caso occorre andare a ciò che Maria Montessori ha inteso fare. La Casa dei Bambini ha un triplice significato: il primo era che si trattava di una “casa” nel senso che voleva essere un luogo di accoglienza che assomigliasse ad una famiglia e quindi Montessori pensa ad un contesto diverso rispetto alla scuola, il secondo è che si tratta di un progetto incentrato, come già dicevo prima, sui bambini; il terzo è che il suo progetto pedagogico è un corpus unitario unico e richiede un’organizzazione e un processo didattico specifici. Credo non sia possibile - o comunque che sia molto, molto difficile - applicare la Montessori, per così dire, a pezzi (anche se, dobbiamo riconoscerlo, è una pratica molto di moda in questo momento: credo però che in mancanza di un progetto forte e di una consapevolezza approfondita saranno destinate via via ad esaurirsi). Così come la casa è il luogo in cui coloro che la abitano condividono idee, risorse e speranze, anche la scuola (ad esempio un plesso) dovrebbe essere interamente ad ispirazione o a metodo.
La scuola è una comunità e i modelli educativi praticati hanno la necessità di essere condivisi. Non è sufficiente l’entusiasmo di alcune persone che corrono avanti e in questi casi alle fughe in avanti succedono le disillusioni. Quello del metodo Montessori non è mai e non deve essere un progetto personale ma di comunità. Il primo passo - e la prima garanzia - è perciò quello di un gruppo di persone che condividono gli stessi principi e processi e che sono disponibili ad intraprendere un percorso formativo impegnativo. È necessaria poi anche la chiarezza istituzionale nel senso della condivisione anche formale delle scelte pedagogiche e metodologiche che si intendono attuare (il dirigente scolastico, gli organi collegiali, il contesto territoriale). Non ultimo e non meno importante è il coinvolgimento responsabile delle famiglie che devono comprendere bene di che cosa si tratta per aderire al progetto in modo consapevole e responsabile.
La scelta di una scuola a Metodo è impegnativa e non può basarsi su spinte più o meno volontaristiche dettate dall’entusiasmo del momento, ma è un processo che si attiva in tempi lunghi. Non è un progetto individuale ma un progetto, come dicevo, di comunità che va continuamente rinfocolato ed alimentato se vuole essere di lungo respiro.
Spesso le difficoltà logistiche vengono superate dalla forte motivazione, dalla ferma condivisione e della tenace convinzione. Ci sono indubbiamente situazioni in cui gli insegnanti (e le scuole) si trovano in condizione di solitudine profonda. A volte però, in presenza di un progetto forte e di una altrettanto forte determinazione, anche la comunità è in grado di mobilitarsi: si mobilitano i genitori “facendo quadrato” nei confronti dei maestri e del progetto, si mobilitano i sindaci (nel senso della politica locale) nella misura in cui vedono nel progetto un cambiamento che si muove nella direzione del “bene comune” inteso come bene della comunità, si mobilita l’istituzione scolastica attraverso forme di riconoscimento e di sostegno, si mobilitano le risorse della società civile (con forme diverse di sostegno, come finanziamenti piccoli e grandi, forniture di sussidi e supporti e forme diverse di sostegno). Insomma, la scelta di una scuola a Metodo è il frutto di un pensiero solidale, di una convergenza di convinzioni e scelte condivise.

Secondo te quale è l’aspetto essenziale del Metodo Montessori che tutti gli adulti che si occupano di educazione dovrebbero conoscere?

È proprio questo che ho cercato di fare nel libro: raccogliere in modo breve ed essenziale i principi di fondo su cui si basa la pedagogia montessoriana. L’aspetto essenziale rimane quello della centralità del bambino e su di essa si muove un po’ tutto il resto.
Non dobbiamo dimenticare inoltre che Maria Montessori è da considerarsi l’autentica fondatrice della pedagogia scientifica che impone la necessità di basarsi sull’esperienza e sulle evidenze empiriche. L’esigenza, ieri come oggi, era ed è quella di non trincerarsi su dichiarazioni di principio, affermazioni non dimostrate e non verificabili. In educazione non ci si deve basare sul buon senso, ma occorre guardare a fondo, oltre l’apparenza immediata.
Di grande interesse è anche il ruolo della maestra (o del maestro: Maria Montessori utilizza sia il maschile che il femminile) che svolge una funzione indiretta e discreta e proprio per questo ha la necessità di una preparazione approfondita e adeguata. Non deve essere solamente una buona conoscitrice dei materiali e del loro impiego. È chiamata innanzi tutto a conoscere sé stessa (espressione di memoria socratica e come era scritto sul frontone del tempio di Delfi) attraverso un’adeguata preparazione interiore per superare gli ostacoli che la frappongono ai bambini. In questo senso deve essere una iniziata e una scienziata. Nello stesso tempo alla maestra che si appresta a adottare e/o a praticare il metodo si richiede umiltà e un auto-esame continuo. Deve avere un approccio scientifico e non ha certo il compito di trasmettere delle cognizioni al bambino, né le si chiede che sia perennemente attiva con continui interventi nei confronti dei bambini (con suggerimenti, correzioni di errori, ecc., tipico di altri approcci e/o metodi).
C’è poi il grande tema dell’educazione indiretta, vale a dire della cosiddetta “preparazione dell’ambiente”. Si tratta di un’altra intuizione della Montessori di ampia portata perché dà alla preparazione dell’ambiente un significato non solo di superficie. Da un lato fa infatti riferimento alla preparazione fisica degli spazi, all’adattamento degli arredi, al rispetto dei tempi dei bambini e così via. Questo è l’aspetto più noto ma non ci si può fermare qui. Dall’altro la preparazione dell’ambiente ha infatti un significato più profondo perché ha a che fare con le strutture. Anche la mente di un bambino è un ambiente che va compreso, accolto, nutrito.
È interessante il riferimento di Maria Montessori alla preparazione dell’ambiente anche in relazione all’acquisizione delle strutture più complesse connesse con l’apprendimento della lingua e dello sviluppo dei processi legati alla scrittura e alla lettura. Ci riferiamo alla scelta, tutt’altro che infondata, di far precedere la scrittura alla lettura. Prima i bambini imparano a scrivere, poi a leggere. Come dire: prima sta la parte più meccanica e di acquisizione di automatismi, poi quella della comprensione attraverso l’interpretazione dei segni. Le regole della parola scritta si basano su un sistema chiuso che ha delle regole che devono essere rispettate. La lettura invece è il campo aperto in cui il bambino esplora alla ricerca dei significati. In questo modo la lingua è insieme vincolo e libertà in cui la frase si basa su una gabbia regolamentata in cui il bambino può innestare i suoi pensieri liberi, le sue esperienze, ecc. Tutto questo mi richiama la distinzione che aveva fatto De Saussure all’inizio del Novecento fra langue e parole, in cui nella prima (la langue) si riconosce la struttura vale a dire il sistema di convenzioni in cui una lingua è organizzata che permette ai parlanti di capirsi e nella seconda (la parole) si innesta la libera e creativa produzione dei soggetti parlanti. La struttura (la frase) è una gabbia chiusa e vincolante ma necessaria per poterci intendere all’interno della quale il soggetto può esprimere tutta la sua libertà e creatività.
Un altro elemento di grande importanza è la libertà del bambino: non una libertà incondizionata e scontata ma una libertà che egli acquisisce gradatamente attraverso conquiste progressive. Quello della libertà del bambino è un principio che va colto nelle sue valenze più profonde perché nelle convinzioni comuni è spesso equivocato. La libertà ha a che fare con lo sviluppo della mente e con l’autoeducazione attraverso la costruzione di capacità auto regolative. Anche per questo il pensiero pedagogico di Maria Montessori va analizzato e approfondito nella molteplicità delle sue valenze allo scopo di evitare un approccio alla libertà superficiale e sostanzialmente privo di qualsiasi autentica valenza educativa.
Ovviamente gli elementi fondativi della pedagogia montessoriana sono molti di più e di grande ricchezza e non è possibile elencarli sommariamente qui. 

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