In quale misura il nido delle origini si è ispirato alla pedagogia di Maria Montessori? Nell’ambiente preparato, nella libertà del bambino nella sua crescita, nello sviluppo della mente e nelle attività di vita pratica.
Quando il nido d’infanzia è stato istituito nel 1971 Maria Montessori era scomparsa da quasi vent’anni. Si tratta di un ventennio durante il quale le condizioni sociali ed economiche cambiano radicalmente: Maria Montessori si spegne con il ricordo traumatico della seconda guerra mondiale ancora vivo; il nido nasce in un momento storico contrassegnato dal desiderio di superare quell’esperienza traumatica e una grande voglia di futuro. Si può tuttavia affermare che la nascita del nido d’infanzia sia avvenuta sotto gli auspici della Montessori perché, benché in quegli anni si volesse guardare al futuro senza volgersi indietro al passato, il pensiero della grande educatrice marchigiana sarà presente.
Maria Montessori era dottoressa in medicina ed era scienziata e, quando ha dovuto occuparsi dell’infanzia, lo ha fatto con metodo scientifico. È stata la prima ad affrontare i problemi dell’infanzia con rigore sperimentale ed è considerata a ragione come la fondatrice della pedagogia scientifica. Aveva affrontato in modo innovativo i problemi legati all’infanzia ed alla sua educazione ed è riuscita, affrontando le situazioni pratiche e di emergenza in cui si era trovata (inizialmente si era occupata di bambini in difficoltà e con problemi psichici), a migliorare la qualità dell’educazione dell’infanzia e ad offrire nuove conoscenze su di essa. In seguito, lo ha poi fatto allargando i suoi orizzonti e rivolgendo la sua attenzione alle periferie degradate (quale era allora il quartiere di San Lorenzo di Roma) e all’infanzia disagiata e deprivata. Inizialmente si era occupata dei bambini di età compresa fra i tre e i sei anni ed in seguito ha allargato i suoi interessi anche all’età della scuola elementare. Più tardi, quando era in età ormai avanzata e viveva ormai da tempo in India, si è interessata in modo in modo specifico al bambino neonato ed alla primissima infanzia.
È in questa prospettiva che ci chiediamo quali sono i principi pedagogici significativi che hanno caratterizzato la pedagogia di Maria Montessori e che ora fanno parte in senso stretto dei nidi d’infanzia ad indirizzo montessoriano e che – in larga parte – sono stati accolti anche dal nido d’infanzia in generale.
Non bisogna infatti dimenticare che molti aspetti della pedagogia montessoriana sono stati presi inconsiderazione nella fase dell’istituzione del nuovo servizio: si tratta di aspetti che, dopo poco meno di un cinquantennio dall’istituzione del servizio, appaiono tutt’ora validi e degni di essere presi in considerazione. Non va nemmeno per altro dimenticato che, soprattutto in questi ultimi anni, sono stati organizzati ed aperti nidi d’infanzia a metodo Montessori ed assistiamo oggi ad una rinnovata attenzione alla grande lezione della grande pedagogista marchigiana. Si tratta in generale di nidi che mettono insieme, spesso in modo eclettico la traduzione pratica di alcuni principi chiave della pedagogia montessoriana, l’impiego di alcuni materiali tipici del metodo e gli elementi più rilevanti del patrimonio di esperienza più accreditato, come ad esempio gli insegnamenti della pediatra ungherese Emmi Pikler e della pedagogista inglese Elinor Goldshmied.
Si propongono qui di seguito alcuni indicatori.
La centralità della vita pratica
Un principio chiave importante che Maria Montessori ha messo in campo e fortemente sostenuto è che il bambino è dotato di una vita psichica fin dalla nascita. Questo significa che è attivo e competente fin dai primi istanti di vita, anche se gli adulti possono avere difficoltà a vedere e riconoscere le sue potenzialità. Il significato profondo dell’educazione è dunque che l’adulto sappia accompagnare e aiutare lo sviluppo nel rispetto profondo della vita psichica del bambino attraverso un attento rapporto di cura non solo del corpo, ma anche della sua mente. Questo significa che la mente non si costruisce dall’esterno e il bambino non è un essere passivo da riempire di conoscenze. La Montessori tiene in grande considerazione l’ambiente di vita del bambino come elemento centrale del processo educativo, ma nulla può fare l’ambiente se non è presente una sensibilità interiore del bambino che è in grado di assorbire le sue tracce e i suoi segni. Lo sviluppo è perciò da intendersi come un processo interiore in cui la mente, lentamente ma in modo sorprendente, si auto costruisce. Attraverso i sensi e il movimento il bambino si mette in relazione con il mondo utilizzandoli secondo le proprie necessità psichiche interiori. È vedendo, udendo e muovendosi che l’Io del bambino si forma e cresce. I muscoli hanno una funzione meccanica e la stessa cosa si può dire dei sensi, ma il bambino li utilizza per i suoi fini: il compito dell’educazione è far sì che il bambino riesca a possedere e controllare tali strumenti in vista dei suoi fini.
Per questo l’educatrice del nido d’infanzia deve prestare pari attenzione alle cure fisiche e a quelle cognitive ed emotive. Da un lato deve prestare attenzione al benessere materiale del bambino per quanto concerne la sicurezza, l’igiene, l’alimentazione, i ritmi di veglia e riposo; dall’altro al benessere psicologico per ciò che riguarda il suo equilibrio emotivo, il bisogno di libero movimento, il desiderio di esplorare, la costruzione dei legami con gli adulti ed il rapporto con i pari. I due aspetti (quello fisico e quello cognitivo/emotivo) non vanno considerati in modo separato poiché l’uno non può sussistere senza l’altro. Ed è anche per questo che l’educatrice deve essere preparata per garantire un rapporto di cura adeguato. Il buon senso e il senso pratico, anche se importanti, non sono sufficienti: una professionalità forte non può escludere lo studio e la ricerca costante.
Fra i diversi aspetti che possiamo prendere in considerazione in relazione all’attenzione alla vita psichica del bambino è quello dell’attaccamento. Con l’entrata al nido il bambino entra per la prima volta in contatto con nuove figure di adulto e questo comporta per il bambino la necessità di costruire nuove relazioni, vale a dire affidarsi ad una o più nuove figure che saranno per lui di riferimento. Si verrà così costituendo una nuova relazione caratterizzata nello stesso tempo dal contatto con il corpo e da un insieme di segnali che hanno lo scopo di attivare e garantire la tranquillità emotiva. Per segnali intendiamo gli sguardi, il modo con cui l’adulto tacca il corpo del bambino, l’intonazione della, un gesto particolare che assume un certo significato, il sostegno psicologico ed emotivo. L’educatore in questo modo si preoccupa di soddisfare le necessità ed i bisogni immediato del bambino e contenere l’ansia e le tensioni interne del bambino, aiutandolo a sentirsi in sicurezza emotiva attraverso l’abbassamento del livello d’ansia ed il conseguente disagio che il bambino può trovarsi a provare.
Il nido è un contesto educativo nel quale la prossimità fisica e la vicinanza emotiva dell’adulto che instaura un rapporto di cura permette e crea le condizioni per uno sviluppo sano del bambino: in questa prospettiva, l’adulto educatore costituisce “la base sicura”, diviene il punto di riferimento affettivo che permette al bambino di sentirsi in sicurezza e quindi affrontare la nuova situazione di vita del nido in modo tranquillo e sereno. Quando un bambino entra per la prima volta al nido incontra un adulto che lo “prende in carico” ed è il primo referente per lui e la sua famiglia. Si preoccupa di stabilire un raccordo con le modalità di accudimento della famiglia e di mediarle con il nuovo ambiente in cui il bambino sarà inserito. Si tratta di un passaggio cruciale complesso: da un lato è necessario che costruisca rapidamente un legame con il bambino e la sua famiglia, dall’altro che tale legame si faccia nel tempo sempre meno esclusivo per permettere al bambino di aprirsi ad altre relazioni. L’educatrice di riferimento ha il compito di fornire garanzie di benessere del bambino attraverso un legame affettivo ed emotivo nei suoi confronti in grado di costruire un rapporto di fiducia, ma con la crescita del bambino deve essere sempre meno indispensabile e sempre meno insostituibile. Si tratta di un ruolo molto vicino a quello materno e inevitabilmente destinato ad essere molto coinvolgente. È un ruolo che non si può improvvisare e non può basarsi sul buon senso, ma richiede molto equilibrio e controllo di sé.
La mente del bambino: mente assorbente
Maria Montessori definisce “mente assorbente” la tendenza del bambino nei primi anni di vita all’assorbimento inconscio dei dati del suo ambiente, ed evidenzia la specificità dei processi mentali infantili rispetto a quegli dell’adulto. Le “impressioni” che il bambino riceve dall’ambiente (ad esempio i suoni delle parole e la loro collocazione nella frase) non solo penetrano nella mente, ma la formano. La mente del bambino si con-forma cioè sulla base delle impressioni (nel senso letterale delle cose che si “imprimono”) nella mente. Tutto questo avviene perché la mente del bambino è dotata di una particolare sensibilità ricettiva per la quale mentre “assorbe” le impressioni che desume dall’ambiente si auto-costruisce e riesce a farlo con “prodigiosa abilità”. La mente di un bambino piccolo è cioè dotata di un’enorme energia ed è per questo motivo che il bambino apprende dall’ambiente in modo veloce, sorprendente e senza apparente sforzo. Si tratta di una mente diversa da quella degli adulti e perciò l’adulto non può intervenire in questo processo (fino a quando non vi sarà il passaggio dall’inconscio alla coscienza) e ogni insegnamento verbale è inutile. Da ciò derivano due conseguenze importanti in relazione alle partiche educative del nido.
La prima suggerisce che i processi devono essere naturali, vale a dire le fasi di sviluppo del bambino devono avvenire, appunto, secondo natura. Quando il bambino si trova in una situazione di normalità (vale a dire non artificiale) lo sviluppo, sia fisico che psicologico, avviene, appunto, secondo natura, ossia secondo il normale corso previsto dalle leggi della natura, mentre i problemi si presentano quando sono presenti interventi dell’uomo artificiali e non appropriati. Da questo punto di vista la concezione di M. M. appare sostanzialmente vicina a quella di Jean-Jacques Rousseau così come viene definita e descritta nei primi capitoli dell’Emilio. Tutto questo vuole dire che bisogna rispettare i tempi del bambino e i ritmi di ognuno. Il bambino imparerà a star seduto da solo, ad alzarsi e stare in equilibrio da solo, a camminare, quando sarà il momento da solo. Ogni interventi dell’adulto rischia di essere un’operazione artificiale ed inutile che crea problemi allo sviluppo anziché favorirlo. Aspettarsi che un bambino sia in grado di stare seduto da solo prima del tempo significa aspettarsi qualcosa da lui per il quale non è ancora pronto; occorre anche che i suoi muscoli abbiano avuto il tempo di raggiungere la maturazione dovuta. E la stessa cosa vale per il raggiungimento dell’equilibrio in piedi e dalla capacità di camminare. Questo significa che la natura ha provvisto il bambino delle necessarie potenzialità per farcela da solo quando è il momento giusto.
Qualcosa di simile avviene anche per lo sviluppo psichico. La mente del bambino è assorbente nel senso che fin dalla nascita è disponibile a ricevere una quantità imponente di informazioni che gli provengono dall’ambiente di vita circostante attraverso i sensi. Il bambino riceve una quantità enorme di stimoli ma ha bisogno di riconoscerli, di selezionarli ed attribuire loro un significato. Ed è questa operazione di selezione che richiede tempo. L’ambiente circostante è, come dice Maria Montessori, il “terzo maestro” (dopo i genitori e le educatrici) da cui attinge spontaneamente e senza sforzo tutto ciò di cui ha bisogno. È anche per questo motivo che il compito fondamentale dell’educatrice è quello di preparare l’ambiente e di intervenire solamente lo stretto necessario lasciando alla naturalità dello sviluppo di fare il suo corso.
L’ambiente preparato
L’idea di ambiente preparato è una conseguenza diretta della concezione di Maria Montessori della mente del bambino. Il bambino piccolo per crescere ha bisogno dell’ambiente adatto (stanze chiare e luminose, arredi a misura di bambino, materiali di sviluppo, spazi accoglienti e accattivanti pur nella loro semplicità, ecc.). Ambiente adatto significa che gli spazi devono essere gradevoli e accoglienti, gli arredi a misura di bambino e i materiali scelti ad hoc per stimolare le attività. Devono favorire la crescita dei bambini e non esserne un impedimento. Gli oggetti di cui ha bisogno e che utilizza devono essere alla sua portata, gli spazi devono essere organizzati ed articolati per agevolare il suo sviluppo e non per ostacolarlo. L’ambiente perciò è il luogo nel quale giocare, muoversi, riposarsi, imparare, effettuare scambi comunicativi. A volte è anche il proprio spazio intimo, in cui sono raccolti i propri oggetti e le proprie cose. È lo spazio nel quale il bambino si immerge e fa suo, mentre a sua volta lo spazio forgia il bambino, gli permette le proprie esperienze senso- riali, gli consente la costruzione delle prime strutture della mente, costituisce l’impalcatura all’interno della quale la mente si forma. È anche il luogo (o i luoghi) nei quali il bambino costruisce la memoria, realizza la propria storia.
In primo luogo perciò l’ambiente deve essere accogliente. Ciò che è importante per Maria Montessori è che l’ambiente sia bello, artistico, e nello stesso tempo leggero e privo di cose superflue: la bellezza sta anche – e soprattutto – nell’essenzialità. Gli arredi devono essere a misura dei bambini e gli spazi gradevoli e accoglienti. Ma non si tratta solo di questo. L’ambiente deve essere tale da permettere al bambino di svolgere il proprio lavoro. Deve essere adatto affinché i bambini possano conservarlo, attraverso il lavoro, la rimessa in ordine, la pulizia. L’ambiente deve essere adatto per il lavoro e nello stesso tempo i bambini lo adattano predisponendolo per il lavoro futuro. L’educatrice deve preparare ogni volta l’ambiente per renderlo adegua- to alle attività che intende proporre ai bambini.
L’ambiente preparato rappresenta il cuore della pedagogia montessoriana e non può essere inteso come un’attenzione occasionale o episodica: deve cominciare con la nascita e durare per l’intero arco della crescita e riguarda – anche - il costante nutrimento della mente. Il bambino fa bene il suo mestiere di crescere: è l’adulto che ha il compito di offrire aiuto solo quando necessario, di dare l’aiuto giusto. Si tratta di qualcosa di simile a ciò che in seguito Vygotzkij chiamerà “zona prossimale di sviluppo” e consiste nella distanza fra lo sviluppo attuale e quello potenziale che può essere raggiunto con l’aiuto di un’altra persona: qualcuno che gli faccia vedere come si fa quando ormai ha quasi capito come fare ma non lo sa ancora fare bene, oppure quando ormai ha raggiungo una determinata capacità ma non si sente ancora pienamente sicuro ed ha bisogno che qualcuno gli dia un’ultima spinta o una conferma. Maria Montessori si preoccupa di come fare per dare l’aiuto giusto a tutti i bambini, tenuto conto che ogni bambino è un caso a sé e va seguito individualmente. E per farlo mette in campo il tema della libertà. Il bambino deve sempre essere libero di scegliere perché solamente così si sentirà motivato a lavorare e si concentrerà volentieri sul proprio lavoro. Si può però a questo punto legittimamente osservare che il bambino, se posto in condizione di totale libertà, continuerà a scegliere le attività in cui riesce bene ed eviterà quelle che non comprende o in cui non riesce. Senza dubbio questo fatto potrà accadere, ma è a questo punto che l’idea di ambiente preparato assume un significato inaspettatamente originale e innovativo. Il bambino rimane libero di scegliere, ma l’educatrice ha il compito di fare la proposta giusta e poi attendere fino a quando il bambino non deciderà di affrontare liberamente la situazione o la soluzione di quel determinato problema. Preparare l’ambiente significa predisporre per tempo le cose giuste e poi sapere aspettare e vigilare attentamente fino a quando non arriva il momento buono in cui anche il bambino incappa nel problema e cade, per così dire, nella rete.
L’ambiente preparato è perciò ordinato in una proposta delle risorse educative e didattiche equa e discreta, ma è anche profondamente rispettosa dell’individualità del singolo bambino nel promuovere le sue capacità personali e relazionali in un clima di collaborazione che permette di fare da soli per la crescita delle autonomie e dell’autostima, di richiedere aiuto se necessario e di aiutare gli altri se lo richiedono, di lavorare insieme agli altri. Il nido ad indirizzo Montessori vuole essere in massima misura rispettoso dei bambini e li aiuta ad essere a loro volta attenti e rispettosi in relazione a ciò che sta loro intorno. Essenzialmente per questo motivo diciamo che il nido montessoriano garantisce il loro benessere nel senso che assicura ad ognuno una “vita buona”. La vita buona delle persone può essere intesa come un processo in equilibrio all’interno della comunità, nella consapevolezza che non vi può essere vita buona se non sussiste contestualmente un contesto di armonia con tutto ciò che sta intorno. Si tratta, a ben vedere, di una concezione profondamente ecologica.
I periodi sensitivi
Maria Montessori riconosce nello sviluppo del bambino delle fasi che chiama “periodi sensitivi” perché compaiono in modo naturale in periodi della vita infantile specifici e determinati dall’evoluzione biologica e in modo altrettanto naturale scompaiono dopo un certo tempo per non ricomparire più. I periodi sensitivi consistono in sensibilità interiori che guidano il bambino a scegliere all’interno delle opportunità presenti nell’ambiente le situazioni e gli elementi che sono favorevoli allo sviluppo. Per uno sviluppo sano (o, come si usa dire, normale) occorre un equilibrio fra l’insieme delle energie combinate fra le istanze del bambino e le condizioni positive dell’ambiente. Il bambino piccolo è dotato di una costruzione psichica che consiste nella predisposizione alla maturazione di quelle abilità che paiono sorgere spontanee in lui. Maria Montessori attribuisce a tale processo il nome di “periodi sensitivi”, altre volte lo chiama “attitudine creatrice” del bambino o anche “energia potenziale” finalizzata a costruire il mondo psichico interiore a spese dell’ambiente. Durante il periodo sensitivo l’acquisizione di certe capacità è naturale e spontaneo, finito tale periodo subentra la fatica. Se durante la fase evolutiva del periodo sensitivo si frappone un ostacolo, nel bambino avviene uno sconvolgimento che porterà sempre con sé – come stigma inconscio – per tutta la vita.
La libertà
È condizione necessaria per uno sviluppo sano, sia sul piano biologico che su quello psichico. L’adulto deve rispettare la libertà del bambino e tale rispetto si manifesta attraverso l’offerta da parte dell’adulto dell’aiuto giusto che non può essere che individuale. Lo sviluppo è la vita potenziale che si manifesta e si attua, ed è un processo interiore; l’ambiente può condizionarlo, aiutarlo, ma non crearlo. In questo senso, lo sviluppo spinge il bambino a diventare uomo. L’adulto ha il compito di creare l’ambiente adatto per facilitare il bambino nel raggiungimento dei suoi scopi. Sarà poi il bambino a vivere la propria vita attiva e ordinata nell’ambiente, attraverso la libertà nella scelta e nell’esecuzione delle attività, utilizzando i materiali di sviluppo o svolgendo altre attività. Questo anche perché il bambino ama risolvere da sé i problemi che via via gli si presentano dinnanzi. Il bambino a sua volta conquisterà la libertà attraverso il controllo delle azioni disordinate e caotiche attraverso la progressiva conquista dell’ordine che va dalla capacità di muoversi con agio e precisione, alla conquista disinvolta dei movimenti, alla capacità di muoversi senza urtare gli oggetti e così via. Il bambino libero non è perciò il bambino “che fa quello che vuole” ma che compie uno sforzo costante per controllarsi e migliorarsi.
I materiali di sviluppo
Per la proposta dei materiali di sviluppo Maria Montessori si è avvalsa del materiale a suo tempo proposto rispettivamente dai medici francesi Jean Itard e Édouard Séguin che aveva precedentemente utilizzati per i bambini diversamente abili. Poi, in seguito all’apertura della prima Casa dei Bambini, li ha introdotti, con aggiustamenti e modifiche, per tutti i bambini. Sono perciò il risultato della pedagogia sperimentale e si basano sull’osservazione. La Montessori definisce il materiale sensoriale un’astrazione materializzata, in quanto presenta le proprie caratteristiche (la dimensione, la forma, l’odore) in modo tangibile e analizzabile che il bambino può osservare, manipolare, mettere in ordine, seriare e graduare secondo le qualità prese in considerazione. Una caratteristica significativa dei materiali di sviluppo è la loro graduazione: si tratta di una serie di oggetti che possono essere posti in serie in relazione ad una loro qualità, come ad esempio dal più piccolo al più grande, dal più basso al più alto, dal suono più basso a quello più acuto e così via. Il bambino prende contatto con il materiale attraverso i sensi e il movimento, in questo modo i sensi non solo ricevono le sensazioni ma si affinano sempre di più e imparano a coglierle e a discriminarle, aiutate anche dal movimento che si fa via più fine, funzionale e specializzato. Tutto questo è importante perché sensi e movimento costituiscono la porta dell’intelligenza. Non vi sarebbe sviluppo della mente se non ci fossero le informazioni sensoriali e la motricità globale e fine. Se il bambino si troverà nelle condizioni giuste, inizierà a fare chiarezza ed a cogliere nel materiale di sviluppo ciò che è essenziale, distinguendolo da ciò che casuale, non significativo per l’attività che si sta svolgendo. Attraverso il lavoro con l’impiego dei materiali di sviluppo il bambino avverte il bisogno di fare ordine e chiarezza separando ciò che è essenziale dal resto e costruendo – contestualmente – l’ordine della mente. In questo modo, i bambini non solo imparano con grande chiarezza a differenziare, ma si abituano anche ad isolare i sensi per concentrare l’attenzione sulla caratteristica specifica oggetto di osservazione, come ad esempio, la dimensione, il colore o il suono. Potrà ad esempio chiudere gli occhi per affidarsi solo al tatto o per distinguere un suono da un altro in rapporto ad un criterio scelto.
Bibliografia
Montessori M. (1999). Il segreto dell’infanzia. Milano: Garzanti.
Montessori M. (1999). La mente del bambino. Mente assorbente. Milano: Garzanti
Montessori M. (2000). La scoperta del bambino. Milano: Garzanti.
Montessori M. (2007). Come educare al potenziale umano. Milano: Garzanti.