
L’utilizzo del libro “Il grande freddo” è stata per l’educatrice Martina – che conosce parla la lingua tedesca - l’occasione per fare un esperimento: che cosa sarebbe successo se avesse letta e raccontata la storia in tedesco?
Non ha trovato la versione tedesca del libro ed ha perciò deciso di tradurlo sovrapponendo il testo tedesco alla versione italiana.

Ha iniziato prima a leggere e poi a raccontare la storia in tedesco e i bambini, tutti di lingua madre italiana, hanno ascoltato con molta attenzione la lettura e il racconto dell’educatrice. Ciò che ha sorpreso tutti è che i bambini si comportavano allo stesso modo – ascoltavano cioè con la stessa attenzione – del racconto in lingua italiana.
Ha deciso perciò, nel corso dello sviluppo delle attività, incentrate sul libro, di parlare ed esprimersi sempre in tedesco. E i bambini dimostravano di comprendere e apprezzare l’iniziativa rispondendo soprattutto con il corpo e con i gesti.
Un episodio ci ha fatto sorridere: una mamma ha raccontato che adora il martedì, il giorno dedicato alla lingua tedesca perché quando mia figlia torna a casa e le chiedeva: "Ciao Nicole, come va?", senza esitazione rispondeva: "Hello!".
La spontaneità tranquilla e curiosa con la quale i bambini si sono resi disponibili all’esperienza di un’altra lingua ha più di una spiegazione.
In primo luogo, non va dimenticato che i bambini di questa età sono nella fase della costruzione interiore della lingua materna e, nel caso di una lingua differente, dimostrano di adottare la stessa postura. Vale a dire, utilizzano i segnali “analogici” (spesso cinetici, ossia caratterizzati dal movimento come sono ad esempio i gesti) che paiono essere comuni a tutti gli uomini il cui apprendimento e assimilazione avviene per canali differenti rispetto al linguaggio verbale e servono per affiancare il linguaggio verbale i cui segni sono invece “discreti”, sono cioè specifici per ogni lingua e perciò diversi da lingua a lingua.
In secondo luogo, il contesto gioca un ruolo fondamentale. Come prima, nell’esperienza di lettura in italiano l’educatrice mimava un senso di brivido per sottolineare la parola “freddo”, ora fa la stessa cosa quando pronuncia la parola “kalte”. Anche in questo caso il gesto suggerisce il significato della parola: l’atteggiamento dell’educatrice che legge o che racconta fa supporre che le due parole, benché dal suono differente, abbiano lo stesso significato. Questo tipo di lavoro non crea confusione ai bambini ma assume un ruolo rafforzativo. I suoni delle parole non hanno in sé nulla a che fare con ciò che vogliono rappresentare, mentre i toni della voce, le sottolineature, i gesti e le espressioni del viso costituiscono importanti – anche se non esaustivi – indizi di che cosa le parole o le frasi possono significare. In questo modo i bambini, si rendono via via inconsapevolmente conto che ci sono modi diversi di dire la stessa cosa, che si possono utilizzare suoni diversi per proporre uno stesso significato.
Per questo assume particolare rilievo la presentazione e la descrizione accurata di immagini che i bambini conosco già bene mentre la voce si esprime con suoni, intonazioni, accentuazioni sonore a pause differenti.


È stato in questo modo non solo raccontare la storia in un’altra lingua che i bambini dimostravano di essere in grado di seguire anche nel caso in cui l’adulto propone esperienze di sviluppo differenti, come ad esempio la scoperta del ghiaccio o l’esplorazione dei materiali.

L'esperienza è stata proposta dal gruppo di lavoro educativo del nido di Orsetti di Ala (Trento).
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Ultimo aggiornamento agosto 2026