Il presente contributo costituisce una premessa generale al materiali contenuti in questa collezione di scritti
Premessa
Il laboratorio nella scuola dell'infanzia
I laboratori per la scuola dell’infanzia non sono una novità. Vi è stato un tempo nel quale il laboratorio si proponeva quale risposta a molti mali, sembrava apparire la soluzione per ogni problema.
Si è assistito ad una proliferazione di esperienze e sono state effettuate molte sperimentazioni, a volte dettate dal desiderio di innovazione, altre volte caratterizzate dal bisogno di dare una risposta a problemi (organizzativi, strutturali, ecc.) che si presentavano. Non sono nemmeno mancate le improvvisazioni; a volte sono state effettuate scelte basate su elementi non sempre ben meditati soprattutto quando il laboratorio si proponeva di garantire più che altro una patina di novità al normale “fare scuola”. A volte è apparsa la soluzione ideale in rapporto a qualche situazione particolare, come nel caso della presenza di bambini con bisogni educativi speciali.
In una parola, il laboratorio ha rappresentato un’occasione di rinnovamento della scuola. L'entusiasmo che, in qualche caso, la realizzazione dei laboratori didattici ha accompagnato la messa a punto e la realizzazione di diversi progetti, ha a volte messo in secondo piano i rischi che una soluzione, incentrata esclusivamente (o quasi esclusivamente) sui laboratori, inevitabilmente comporta.
In generale per la scuola, il laboratorio ha rappresentato la parola d'ordine quando voleva essere portatrice di rinnovamento. L'individuazione e l’organizzazione di spazi - laboratorio rappresentava la soluzione didattica più ricca e produttiva tanto per ciò che riguarda i processi di apprendimento, quanto per quelli relativi alla socializzazione.
Crescere con i laboratori significa garantire la possibilità alle bambine ed ai bambini di fare le cose e, nel frattempo, di riflettere sulle cose che stanno facendo. Il laboratorio è un luogo specializzato e in esso si svolgono delle attività pensate. Nel laboratorio è possibile curiosare, provare e riprovare, concentrarsi, esplorare, cercare delle soluzioni, agire con calma senza l’assillo di un risultato ad ogni costo. Può essere anche un divertimento e un gioco. È il fare con il piacere di fare.
Il laboratorio aiuta i bambini a crescere lasciando loro il tempo di crescere.
La proposta che presentiamo ha perciò uno scopo essenzialmente didattico. Vuole soprattutto aiutare gli insegnanti di scuola dell’infanzia ad affrontare alcune difficoltà quotidiane della vita quotidiana a scuola. È un’opera che vuole essere uno strumento di lavoro per gli insegnanti. Ha per oggetto alcune riflessioni e suggerimenti che vogliono avere una ricaduta immediata nell’azione quotidiana dell’insegnante.
Questo non significa che vogliamo limitarci a proporre un ricettario a cui l’insegnante può fare ricorso caso per caso, quando si trova a corto di idee. Vuole certamente avere un suo utilizzo pratico che possa permettere all’insegnante, attraverso le idee, gli spunti, le riflessioni ma anche le proposte operative che di volta in volta vengono indicate, di raggiungere determinati scopi concreti.
Non si tratta però di procedimenti neutri. Non si tratta di un semplice strumento che possa essere utilizzato indifferentemente bene o male.
Dentro alle diverse proposte di attività abbiamo inteso mettere dentro una certa idea di bambino e di scuola dell’infanzia.
Oggi si parla sovente di bisogno di ‘lentezza’. Questo termine richiama la necessità di rispettare i tempi dei bambini. Richiama alla consapevolezza che lo sviluppo non è lineare, ma aritmico e asincrono, fatto di progressioni e regressioni. Vi è la necessità di non puntare troppo ad una scuola dei risultati ma di privilegiare i processi. Si sottolinea anche l’opportunità di puntare più sui metodi che sui contenuti: non è tanto importante che i bambini acquisiscano determinate conoscenze e saperi, quanto piuttosto che abbiano fiducia nella loro curiosità e che imparino a cercare da soli, trovino, per così dire, la loro strada.
Tutto questo è condivisibile, occorre fare attenzione, però, a non cadere in facili suggestioni.
La scuola, compresa quella dell’infanzia, è essenzialmente e inevitabilmente, un luogo di azione. Un luogo nel quale i bambini e le bambine fanno continuamente delle cose. Non dobbiamo confondere la lentezza con la passività e con la perdita di tempo. Il bambino di età della scuola dell’infanzia avverte il bisogno delle attività più svariate, di provare e di provarsi. È continuamente in movimento, in ogni istante è impegnato a fare qualcosa. E il compito della scuola dell’infanzia è di trasformare l’esperienza dei bambini facendola passare da un impulso disordinato e dispersivo a un ritmo ordinato e costruttivo, che favorisce la crescita. La scuola dell’infanzia aiuta il bambino ad organizzarsi e ad organizzare la realtà che gli sta intorno.
Il bambino e la bambina debbono avere il loro tempo (tutto il loro tempo) per potere interagire con il mondo che sta loro intorno, che è molto complicato e pieno di conflitti e di contraddizioni: debbono, insomma, avere il tempo di agire e anche di stare a guardare prima di agire, di compiere delle azioni ma anche di fermarsi ad osservare quello che fanno gli altri, di prendere delle decisioni ma anche di fare marcia indietro se non si sentono sicuri o se le circostanze sembrano richiederlo.
In una parola, le bambine e i bambini sono impegnati, soprattutto in questa fascia di età a costruirsi una ‘base sicura’. E gli insegnanti hanno il compito di aiutare questo processo.
I laboratori sono finalizzati allo sviluppo ed al potenziamento di tre versanti della dimensione del bambino: l’autonomia, l’identità e le competenze.
L’autonomia è intesa come la costruzione delle capacità delle bambine e dei bambini di fare e di ‘stare bene’ sia nel fare sia nello stare da soli o nel vivere rapporti positivi con gli altri. L’identità è da intendersi come la maturazione di un’immagine positiva di sé e di fiducia in sé stesso e nelle proprie capacità ed in quelle degli altri. Le competenze riguardano la costruzione della capacità di interiorizzazione e di avvio all’uso dei sistemi simbolico-culturali.
Autonomia, identità e competenze rappresentano tre versanti interconnessi e fanno parte di un unico processo integrato di sviluppo. Sembra ormai essere definitivamente superata la vecchia antinomia che vedeva su fronti contrapposti i fautori della soggettività ed individualità dell’apprendimento e dello sviluppo e coloro che sostenevano la funzione irrinunciabile e determinante dell’ambiente nei processi di sviluppo. Dobbiamo riconoscere che i bambini e le bambine maturano da sé le proprie potenzialità di crescita: i cambiamenti qualitativi avvengono all’interno del soggetto e questo accade quanto si trovano individualmente pronti, e la concomitanza di fattori culturali esterni non può che sostenere e favorire tale processo. Dobbiamo anche riconoscere, all’opposto, che l’ambiente culturale ed i suoi media rappresentano un fattore determinante ed imprescindibile dello sviluppo, anche se hanno la necessità della cooperazione attiva da parte del soggetto.
Apprendimento e sviluppo si compenetrano in modo imprescindibile. Da un lato il bambino e la bambina traggono dall’ambiente, e da quanto sta loro intorno, gli elementi per apprendere, dall’altro lo stesso apprendimento viene sollecitato e sostenuto dalle esperienze nell’ambiente. E che cos’è il laboratorio nella scuola dell’infanzia, se non un ambiente specializzato per lo sviluppo?
Le competenze, che le bambine e i bambini acquisiscono, sono da intendersi come l’insieme delle abilità necessarie a padroneggiare gli strumenti e le tecnologie della propria cultura.
La scuola dell’infanzia, come già precisavano gli Orientamenti del 1991, è finalizzata allo sviluppo di tre versanti della dimensione del bambino: l’autonomia, l’identità e le competenze.
L’autonomia è intesa come la costruzione delle capacità delle bambine e dei bambini di fare e di ‘stare bene’ sia nel fare sia nello stare da soli o nel vivere rapporti positivi con gli altri. L’identità è da intendersi come la maturazione di un’immagine positiva di sé e di fiducia in sé stesso e nelle proprie capacità ed in quelle degli altri. Le competenze riguardano la costruzione della capacità di interiorizzazione e di avvio all’uso dei sistemi simbolico-culturali.
Autonomia, identità e competenze rappresentano tre versanti interconnessi e fanno parte di un unico processo integrato di sviluppo. Sembra ormai essere definitivamente superata la vecchia antinomia che vedeva su fronti contrapposti i fautori della soggettività ed individualità dell’apprendimento e dello sviluppo e coloro che sostenevano la funzione irrinunciabile e determinante dell’ambiente nei processi di sviluppo. Dobbiamo riconoscere che i bambini e le bambine maturano da sé le proprie potenzialità di crescita: i cambiamenti qualitativi avvengono all’interno del soggetto e questo accade quanto si trovano individualmente pronti, e la concomitanza di fattori culturali esterni non può che sostenere e favorire tale processo. Dobbiamo anche riconoscere, all’opposto, che l’ambiente culturale ed i suoi media rappresentano un fattore determinante ed imprescindibile dello sviluppo, anche se hanno la necessità della cooperazione attiva da parte del soggetto.
Apprendimento e sviluppo si compenetrano in modo imprescindibile. Da un lato il bambino e la bambina traggono dall’ambiente, e da quanto sta loro intorno, gli elementi per apprendere, dall’altro lo stesso apprendimento viene sollecitato e sostenuto dalle esperienze nell’ambiente. E che cos’è il laboratorio nella scuola dell’infanzia, se non un ambiente specializzato per lo sviluppo?
Le competenze, che le bambine e i bambini acquisiscono, sono da intendersi come l’insieme delle abilità necessarie a padroneggiare gli strumenti e le tecnologie della propria cultura.
© - Accademia Naven
Battista Quinto Borghi