L’educazione espressiva
Ci pare interessante coniugare il laboratorio della scuola dell'infanzia con l’educazione estetica affrontando il problema in due direzioni: la prima fa riferimento ad un carattere specifico da cui la scuola dell'infanzia ha tratto origine (si pensi alle esperienze comunali emiliane ed in particolare reggiane), la promozione dell’educazione espressiva attraverso l’organizzazione dell’atelier che confluirà poi deriva direttamente in uno dei campi di esperienza (Messaggi, forme e media); il secondo ha un carattere più ampio e si muove sull’ambito della qualità complessiva degli spazi del laboratorio.
Per una cultura estetica
In riferimento alla prima accezione, non possiamo dimenticare che l’educazione estetica ha rappresentato uno dei primi e più efficaci strumenti di definizione - realizzazione di un modello di scuola dell’infanzia fra i più avanzati nel nostro paese e nel mondo. La scuola dell’infanzia è il luogo formativo nel quale, più che in qualsiasi altro contesto di formazione di base, l’educazione espressiva ha avuto un ruolo centrale. L’estetica è intesa qui come segno di rispetto della dignità di essere uomo e nello stesso tempo di porre le condizioni per sviluppare al massimo le potenzialità creative individuali. A partire dalla convinzione che ogni bambina ed ogni bambino hanno diritto al meglio di tutto ciò che si possa loro offrire, a partire da quanto è percettivamente bello, elegante, piacevole ed accogliente, l’educazione estetica ha conosciuto il proprio forte sviluppo, in tali realtà, in un duplice senso:
Gli obiettivi del laboratorio
In relazione alla seconda accezione, nella realizzazione (e nella fruizione) del laboratorio occorre tenere presente che:
I caratteri del laboratorio
Il presente campo di esperienza raccoglie, al proprio interno, prestazioni molto diverse e conseguentemente il repertorio delle abilità a cui è possibile fare riferimento variano in rapporto al tipo di linguaggio preso in considerazione. E’ comunque possibile prevedere per ogni ambito (il grafico-pittorico, il sonoro-musicale, il drammatico-teatrale e il mass-mediale) alcuni elementi di carattere comune.
L’elemento comune dei diversi laboratori legati alla comunicazione espressiva è il segno. I modi di produrre segni sono molti: dal tratto di penna alla produzione grafica, da un motivo musicale ad una sigla televisiva, da un gesto comunemente utilizzato in situazione quotidiana ad una rappresentazione teatrale. L'oggetto d’interesse di questo campo d’esperienza è quello di vedere il segno (o la molteplicità di segni) come oggetti culturali. E' possibile individuare la copresenza di due piani del segno: il segno come contenuto ed il segno come espressione.
Il piano dei contenuti rimanda al concetto di artefatto e si riferisce alla produzione di un "manufatto" (culturale) che prevede un’organizzazione ed un lavoro (utilizzo di materiali, adozione di tecniche specifiche, necessità di progettazione - design -).
Il piano dell'espressione è caratterizzato dalle regole che stanno dietro ai "modi" di realizzare un prodotto: ci si riferisce da un lato all'intenzionalità (che cosa si intende comunicare - a sé o agli altri - attraverso la produzione di un determinato segno? siamo insomma nella sfera del significante) e dall'altro al risultato (che cosa si intende o si è inteso realizzare - ad esempio sul piano delle informazioni, delle emozioni, ecc. - e che cosa è stato comunicato? siamo insomma nella sfera del significato).
Il prospetto riportato di seguito propone una ‘tavola sinottica’ che richiama rispettivamente l'educazione all'immagine[3], l'educazione al suono ed alla musica, l'educazione gestuale e teatrale, l’educazione mass-mediale.