Accademia Naven
Crescere con i laboratori
8.2. Il laboratorio delle attività espressive: gli obiettivi

 L’educazione espressiva 

Ci pare interessante coniugare il laboratorio della scuola dell'infan­zia con l’educazione estetica affrontando il problema in due direzioni: la prima fa riferimento ad un carattere specifico da cui la scuola dell'infanzia ha tratto origine (si pensi alle esperienze comunali emiliane ed in particolare reggiane), la promozione dell’educazione espressiva attraverso l’organizzazione dell’atelier che confluirà poi deriva direttamente in uno dei campi di esperienza (Messaggi, forme e media); il secondo ha un carattere più ampio e si muove sull’ambito della qualità complessiva degli spazi del laboratorio.  

Per una cultura estetica

In riferimento alla prima accezione, non possiamo dimenticare che l’educazione estetica ha rappresentato uno dei primi e più efficaci strumenti di definizione - realizzazione di un modello di scuola dell’infanzia fra i più avanzati nel nostro paese e nel mondo. La scuola dell’in­fanzia è il luogo formativo nel quale, più che in qualsiasi altro contesto di formazione di base, l’educazione espressiva ha avuto un ruolo centrale. L’estetica è intesa qui come segno di rispetto della dignità di essere uomo e nello stesso tempo di porre le condizioni per sviluppare al massimo le potenzialità creative individuali. A partire dalla convinzione che ogni bambina ed ogni bambino hanno diritto al meglio di tutto ciò che si possa loro offrire, a partire da quanto è percettivamente bello, elegante, piacevole ed accogliente, l’educazione estetica ha conosciuto il proprio forte sviluppo, in tali realtà, in un duplice senso:

  • attraverso la realizzazione e la gestione di un laboratorio specifico e permanente, l’a­telier espressivo, la cui attività ed i cui prodotti sono stati posti al cento dell’intero progetto educativo (per questo in alcune scuola dell'infanzia ancora oggi è presente istituzionalmente ed è inserita nell’organico la figura professionale dell’atelierista);
  • attraverso la più generale convinzione (accompagnata dalle conseguenti scelte attuative) che la bambina ed il bambino debbono essere immersi in un contesto di bellezza (a partire dagli ambienti) e debbono permanente respirare in un’atmosfera nella quale l’ar­te fa parte del contesto quotidiano: l’estetica diventa in questo senso uno specifico oggetto di educazione, le capacità percettive e la pluralità dei prodotti espressivi vengono di diritto a fare parte del quotidiano della bambina e del bambino.

Gli obiettivi del laboratorio

In relazione alla seconda accezione, nella realizzazione (e nella fruizione) del laboratorio occorre tenere presente che:

  • edificare un ambiente vuol dire sempre costruire un ‘mondo sociale’ caratterizzato di una propria specificità ed identità definita;
  • un ambiente esercita sempre, e fortemente, influenze sui pensieri, sulle emozioni, sui vissuti e conseguentemente anche sugli atteggiamenti e sui comportamenti: lo spazio di lavoro - ed in generale gli ambiti nei quali si passano diversi momenti della giornata - non è cioè indifferente, né neutrale; ci tocca invece da vicino ed esercita condizionamenti negativi o positivi;
  • intervenire sull'ambiente è perciò intervenire sul “mondo sociale” e, viceversa, per modificare le atmosfere sociali, i climi organizzativi ed i contesti emotivi a volte è utile intervenire - anche - sull’organizzazione dell’ambiente fisico;
  • il contesto fisico esterno contribuisce ed influenza la costruzione delle immagini mentali: è perciò importante ridurre e/o ricomporre le discrepanze fra l’ambiente fisico e le sue rappresentazioni; come dire: l’underground esercita un influsso innegabile ed ineludibile;  sono perciò da mettere in discussione da un lato contesti di lavoro eccessivamente lineari o troppo semplificati e dall’altro ambiti di attività nei quali la comunicazione è caotica, percettivamente disorientante, priva di un proprio ‘ordine’ interno.

I caratteri del laboratorio

Il presente campo di esperienza raccoglie, al proprio interno, prestazioni molto diverse e conseguentemente il repertorio delle abilità a cui è possibile fare riferimento variano in rapporto al tipo di linguaggio preso in considerazione. E’ comunque possibile prevedere per ogni ambito (il grafico-pittorico, il sonoro-musicale, il drammatico-teatrale e il mass-mediale) alcuni elementi di carattere comune.
L’elemento comune dei diversi laboratori legati alla comunicazione espressiva è il segno. I modi di produrre segni sono molti: dal tratto di penna alla produzione grafica, da un motivo musicale ad una sigla televisiva, da un gesto comunemente utilizzato in situazione quotidiana ad una rappresen­tazione teatrale. L'oggetto d’interesse di questo campo d’esperien­za è quello di vedere il segno (o la molteplicità di segni) come oggetti culturali. E' possibile individuare la copresenza di due piani del segno: il segno come contenuto ed il segno come espressione.
Il piano dei contenuti rimanda al concetto di artefatto e si riferisce alla produzione di un "manufatto" (culturale) che prevede un’organizzazione ed un lavoro (utilizzo di materiali, adozione di tecniche specifiche, necessità di progettazione - design -).
Il piano dell'espressione è caratterizzato dalle regole che stanno dietro ai "modi" di realizzare un prodotto: ci si riferisce da un lato all'intenzionalità (che cosa si intende comunicare - a sé o agli altri - attraverso la produzione di un determinato segno? siamo insomma nella sfera del significante) e dall'altro al risultato (che cosa si intende o si è inteso realizzare - ad esempio sul piano delle informazioni, delle emozioni, ecc. - e che cosa è stato comunicato? siamo insomma nella sfera del significato).

Il prospetto riportato di seguito propone una ‘tavola sinottica’ che richiama rispettivamente l'educazione all'immagine[3], l'educazione al suono ed alla musica, l'educazione gestuale e teatrale, l’educa­zione mass-mediale.

 

 

 

 

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