Per quanto riguarda le operazioni per l’entrata per la prima volta del bambino (e della sua famiglia) al nido, in passato si usava la parola inserimento, poi si è preferito quella di ambientamento. Perché non cambiare ancora e utilizzare “familiarizzazione”?
Che cosa succede quando si accoglie per la prima volta un bambino e anche la sua famiglia al nido? quali sono le azioni che è importante compiere? Quali sono gli atteggiamenti da assumere? Come comportarsi in relazione agli imprevisti che inevitabilmente si presenteranno? Iniziamo una riflessione su questo momento preliminare e importante della vita del nido attraverso l’analisi di alcune parole che normalmente vengono utilizzate.
Uno dei termini più comunemente utilizzati è quello di accoglienza che, nel linguaggio comune ha il significato di ricevimento cortese di qualcuno che arriva da noi in modo che viva fin dal primo momento una situazione positiva e si trovi autenticamente a proprio agio. Si suppone perciò la necessità di un lavoro accurato di preparazione, di sistema ben organizzato e che sappia intercettare bene i bisogni di chi arriva perché fin dal primo momento il nuovo arrivato possa trovare ciò di cui ha bisogno e possa nutrire fin dall’inizio fiducia nella nuova situazione che ancora non conosce ma di cui vede segnali che lo fanno ben sperare. Questo termine sembra però avere il respiro corto, perché riguarda le prime azioni in relazione al nuovo arrivato e si esaurisce abbastanza presto.
Un termine che è stato molto utilizzato per descrivere il momento delicato di cui stiamo parlando è quello di inserimento. La parola, intesa alla lettera, ha il significato è quello di mettere una cosa dentro le altre non alla rinfusa ma con un certo ordine. Quando ad esempio diciamo di inserire i dati nel computer facciamo riferimento ad un’azione ordinata secondo la quale intendiamo collocare un certo valore o una determinata informazione nel posto giusto. Il termine fa perciò pensare a una struttura preesistente nella quale l’elemento in questione può venire collocato sia a proprio vantaggio che del sistema nel suo complesso: in questo senso si parla di inserimento di una persona nella società oppure nel mondo del lavoro per intendere la realizzazione di un processo che, passati i primi momenti di rodaggio si trasformi in una situazione di normalità. Il termine nasconde però anche uno svantaggio – si presenta secondo un rapporto asimmetrico – nel senso che il sistema viene percepito come dato di fatto (la società è quella che è, il lavoro è organizzato in un certo modo) e molto dipende dal nuovo soggetto inserito che deve adattarsi, in certa misura a suo rischio e pericolo, alla nuova situazione.
Un termine che ormai da tempo è stato alla lunga preferito agli altri è quello di ambientamento. Il termine fa riferimento a qualcosa di meno rigido e più aperto rispetto a quello precedente perché presuppone di lasciare il tempo necessario ai fini di un’armonizzazione rispetto e nei confronti del contesto di arrivo. Presuppone una reciprocità nel senso che non deve essere solamente il soggetto a adattarsi alla nuova situazione ma è anche il contesto stesso che deve fare la sua parte per renderci ricettivo e accogliente. Non si tratta solamente di creare le condizioni e il clima che abitui il nuovo arrivato ad assuefarsi al nuovo ambiente ma è anche l’ambiente che deve subire una preparazione ad hoc per divenire “adatto” in funzione del nuovo arrivato o della nuova situazione che si presenza. Si tratta di un adeguamento reciproco, bidirezionale. Anche se si tratta indubbiamente del termine migliore ci sembra che tuttavia non risponda appieno all’idea che si vuole esprimere e al processo che si vuole porre in atto. La parola fa riferimento all’ambiente (pur in un’accezione allargata) mentre il fenomeno di cui stiamo parlando riguarda in modo molto più marcato la necessità di un legame affettivo ed emotivo che riguarda le persone.
Il termine che troviamo più efficace e che meglio risponde a questa prima delicata fase del nido d’infanzia e che riguarda il rapporto la costruzione di un nuovo legame fra il bambino nuovo arrivato e la sua famiglia e il rapporto con un’educatrice che inizialmente svolgerà il ruolo di figura di riferimento principale e che ci sembra più efficace ci è stato di recente suggerito da Paola Molina ed è familiarizzazione. In effetti non vi è dubbio che, soprattutto nelle prime fasi, sia fondamentale creare e mantenere una dimensione familiare allo scopo di creare una relazione con il nuovo bambino e con la sua famiglia che si basi sulla fiducia e che nel corso del tempo diventi sempre più solida e sicura. Familiarizzarsi con qualcosa o con qualcuno significa acquisire conoscenza pratica di un oggetto o di un ambiente e, sul piano delle relazioni umane vuole dire nutrire fiducia, sentirsi sicuri, entrare in confidenza, costruire un legame reciproco che è destinato a farsi via via più forte e fecondo.
È evidente che si tratta di un processo complesso che non può essere improvvisato ma che richiede un’adeguata e ponderata preparazione preventiva.