Quando un bambino nasce viene a far parte in quel momento di qella comunità ecologica alla quale appartiene e di cui viene a far parte.
Una sfida urgente
Oggi l’ecologia costituisce uno dei temi centrali di chi si occupa di educazione. Le emergenze ambientali sono sotto gli occhi di tutti e non v’è giorno che i mass media non ne parlino. La salvaguardia del nostro pianeta è un tema che si fa sempre più pressante. Sono molte le voci che denunciano la necessità sempre più urgente di una transizione ecologica che deve coinvolgere l’intera comunità umana. Gli scienziati fanno le loro denunce, molto spesso inascoltate. Nel frattempo, continuano le guerre, lo sfruttamento delle risorse ambientali non sembra ridursi e in molti casi la difesa del pianeta appare solamente una preoccupazione di facciata. Viviamo, insomma, in un mondo sempre meno sicuro per la nostra sopravvivenza e il futuro ci appare sempre più incerto e opaco.
Non sono mancate tuttavia in questi anni le voci autorevoli che hanno posto al centro della riflessione il tema della difesa dell’ambiente e della salvaguardia della natura. Fra di esse ci limitiamo a fare riferimento qui alla lettera enciclica “Laudato sii” di papa Francesco del 2015 perché si pare particolarmente centrale in relazione al dibattito attuale ed anche perché declina la preservazione dell’ambiente in. Chiave pedagogica. Si tratta di una lettera assai complessa dietro l’apparente linearità della lettura. Ci dice che è necessario pensare all’ecologia come a una scelta strategica e invita a proteggere il pianeta in quanto la terra è madre, è casa comune, abbraccia in un unico sguardo l’intera famiglia umana ed afferma la centralità della sostenibilità in relazione non solo all’ambiente naturale ma anche ai contesti umani: sostenere la vita, in tutte le sue forme, è un valore cardine. Promuove la necessità di un’ecologia integrale, facendo riferimento con questa espressione alla molteplicità e complessità delle interazioni fra gli organismi viventi e il loro ambiente, in cui l’uomo non è il padrone e non deve comportarsi da padrone ma da compartecipe, perché uomo e ambiente sono indissolubilmente interconnessi e ognuno influenza l’altro in un processo che – dipende dall’uomo - può essere virtuoso o dannoso.
Per queste ragioni il tema dell’ecologia è un tema etico (e, di conseguenza, anche pedagogico) poiché ci segnala la necessità del senso del limite (lo sfruttamento delle risorse non può essere infinito ed ha un costo sempre più alto), della responsabilità (le azioni umane non sono mai senza conseguenze ed occorre ogni volta analizzare che cosa si perde con la mancanza del rispetto dell’ambiente) e della cultura della relazione accogliente (facciamo parte tutti dell’unica comunità umana e il mondo da un lato è insieme un bene comune da utilizzare secondo equità e giustizia e dall’altro è un dono che ci è stato donato). Dobbiamo perciò prenderci cura del mondo, dobbiamo essere i custodi attenti del pianeta.
La transizione ecologica è uno degli imperativi del nostro tempo e uno dei principali scopi della lettera è quella della promozione di un’ecologia integrale, promozione che non può che avvenire facendo dialogare temi fra loro molto distanti ma che per forza si devono contaminare nell’attualità.
Il documento da un lato contiene dunque riflessioni generali ed esplicita principi di fondo sulla transizione ecologica e sulla sostenibilità, dall’altro presuppone impegno, responsabilità e condivisione quali valori dell’educazione. La pedagogia occupa un posto centrale nella lettera enciclica in quanto la pedagogia è lo strumento in grado di veicolare, soprattutto nelle nuove generazioni, i valori e le pratiche necessarie per preservare la casa comune.
Non sono sufficienti, dunque, per la transizione ecologica le scelte politiche di vertice. Senza una consapevolezza esplicita, senza un senso di responsabilità diffusa, senza un pensiero solidale e senza l’impegno delle persone, un’ecologia integrale non è possibile.
Da qui la necessità di una cautela: è bene infatti ricordare che l’ecologia è, per così dire, un tema a doppia faccia perché se da un lato ha a che fare con la preservazione del pianeta e quindi la salvezza di tutti noi, dall’altro si tratta tuttavia anche di un leit motiv alla moda, un ritornello su cui tutti convergono ma che rimane in superficie e che non rappresenta un reale impegno per le persone.
La centralità dell’educazione
Alla luce di queste considerazioni ci poniamo perciò tre domande-problema.
La prima si si interroga su quali sono i punti forti che si possono intrecciare fra ecologia e educazione, fra ecofilia – intesa come amore per la terra-madre e tutto ciò che essa ha generato - e pedagogia. La seconda, conseguente, si interroga in quale misura la pedagogia può essere veicolo per l’educazione ambientale ed ecologica. La terza, infine, si pone il problema se la stessa pedagogia possa “cambiare di segno”, possa assumere una valenza diversa e un nuovo fine, se possa costituire la chiave di volta fondamentale per lo sviluppo di una coscienza ecologica per tutte le persone e non solo per le nuove generazioni. In altre parole, la nostra tesi è che la pedagogia (l’educazione) costituisca il veicolo fondamentale ed irriducibile senza la quale la transizione ecologica non sia possibile.
L’ecologia integrale non è una ecologia che si chiude in sé stessa ma mette in gioco, in un dialogo reciproco tutte le scienze, i diversi campi del sapere per costruire un futuro migliore nel tentativo di dare una nuova armonia a un nuovo rapporto fra uomo e natura. Rapporto che si è incrinato soprattutto per una certa concezione antropologica dell’uomo come padrone della natura. Il primo passo per cambiare questa prospettiva è lo sviluppo di una pedagogia che insegni a porsi il senso del limite, ad assumersi le responsabilità, ad essere consapevoli del nostro ruolo per rigenerare il rapporto nuovo ed equo fra uomo e natura.
Preservare l’ambiente significa proteggere la nostra casa comune che è il nostro pianeta, la terra che tutti ci accoglie e ci custodisce e nello stesso tempo unisce tutta la famiglia umana. Occorre pensare ad una pedagogia della “famiglia umana” incentrata sulla salvaguardia delle vite, sulla fratellanza universale, tesa a proteggere la vita emotiva, affettiva e relazionale di ognuno. Una pedagogia ecologica è una pedagogia che coltiva la cura di sé e la cura del rapporto con l’altro, una pedagogia che non pone il soggetto al centro del mondo e padrone del mondo ma che sappia vederlo dipendente dal mondo e che sappia costruire in sé una “dipendenza matura” nei confronti del mondo.
Nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni si afferma che il principio di uguaglianza e di giustizia non riguarda solo gli uomini, ma devono essere fonte di giustizia anche gli animali, la biosfera in generale e tutto ciò che è presente nel suolo e nel sottosuolo. Si tratta di una prospettiva totalmente altra, che non ha pari nella storia del diritto occidentale: la contrattualistica occidentale non aveva mai preso in considerazione la natura se non come oggetto di sfruttamento. La centralità della sostenibilità è in relazione sia all’ambiente naturale che a quello umano: il contesto economico-produttivo ha la funzione di garantire da un lato la vita buona per tutta la famiglia umana presente e futura, dall’altro la vita dell’ambiente e della natura in tutte le sue componenti. Il luogo centrale di una pedagogia dell’ecofilia è dunque quello della cura e del dono: occorre una pedagogia che ci insegni e ci accompagni a prenderci cura del pianeta che ci ospita come un dono da condividere in una logica, come si diceva, di bene comune.
Il passo fondamentale è di considerare che lo strumento che è in grado di veicolare lo sviluppo dell’ecologia umana e ambientale è la pedagogia nella misura in cui attribuiamo a questo termine un significato aperto e prospettico. È la pedagogia che veicola, in rapporto e tenendo conto delle differenti età della vita, i saperi dell’esperienza e quindi le “istruzioni” per l’esistenza. Ci riferiamo a una pedagogia che non sia relegata solamente a un sistema di tecniche da utilizzare in funzione di uno scopo specifico (la tecnica dell’osservare, del narrare, del trasmettere informazioni del valutare), una pedagogia che insegni l’arte del vivere e accompagni la vita buona, che insegni come essere nel mondo di oggi, insomma una pedagogia, appunto economica ed ecologica nel senso di cui abbiamo parlato prima. Una pedagogia che si occupa di insegnare ad essere è una pedagogia ecologica perché ha a che fare con la vita delle persone e degli ambienti, è onnicomprensiva e riguarda tutti, non solo i bambini.
Compito della pedagogia è promuovere, per quanto riguarda il proprio campo d’azione, l’ecologia integrale: adottando il doppio versante dell’ecologia ambientale e ecologia umana dichiara implicitamente che ambiente naturale e uomo sono reciprocamente interconnessi, che l’uomo non è il padrone della terra ma ne è compartecipe, che è necessaria un’integrazione dei diversi campi del sapere, che la vita si basa essenzialmente sulle interazioni fra gli organismi e il loro ambiente. Si tratta di far dialogare temi fra loro molto distanti ma che devono per forza contaminarsi reciprocamente, perché è qui che si gioca la nostra idea di cooperativa, è qui che si mette in discussione quale educazione – da una prospettiva ecologica - proporre. Questo perché l’ecologia integrale non è una ecologia che si chiude in sé stessa ma mette in gioco, in un dialogo reciproco tutte le scienze, i diversi campi del sapere per costruire un futuro migliore nel tentativo di dare una nuova armonia a questo nuovo rapporto fra uomo e natura, rapporto che si è incrinato soprattutto per una certa concezione antropologica dell’uomo come padrone della natura. Il passo importante per cambiare questa prospettiva a è quello di porsi il senso del limite, assumersi le responsabilità, ed essere consapevoli del proprio ruolo per rigenerare il rapporto fra uomo e natura.
Il bisogno urgente di oggi è di “significare”, nel senso di calare nella vita attiva, i principi di ecologia umana ed ecologia ambientale traducendoli in azioni positive e in buone pratiche che siano in grado di caratterizzare la cooperativa in modo profondo.
Senza dubbio, dunque, quella dell’ecologia è una scelta strategica che ha la doppia preoccupazione di proteggere la nostra casa comune (la terra) e di unire tutta la famiglia umana. Tale preoccupazione si può tradurre ponendo in una posizione centrale la sostenibilità non solo in relazione all’ambiente naturale ma anche ai contesti umani. Sostenere la vita ha un valore cardine in generale per l’ambiente, l’economia e la pace e nello stesso tempo un valore specifico per noi che operiamo in un ambito specifico quale è quello del nido d’infanzia, della qualità della vita dei bambini piccoli, dell’alleanza educativa con le famiglie e del patto di collaborazione con le comunità territoriali.
Un passo importante nella direzione di una pedagogia riflessiva è quello di pensare al significato delle parole.
Eco-logos e eco-nomos
Ecologia ed economia hanno oggi significati fra loro profondamente diversi – per non dire antitetici – eppure anticamente erano parole vicine, derivano da una radice comune.
“Eco-nomia” è una parola composta e il suo significato originario fa riferimento al governo della casa, ossia ad un uso razionale dei mezzi e degli strumenti a disposizione per ottenere il massimo vantaggio a parità d’uso delle risorse. C’è in questa parola un senso di oculatezza e di parsimonia, un atteggiamento di prudenza caratterizzato da comportamenti avveduti e non improvvisati, tesi ad evitare gli sprechi e a conservare e mantenere il migliore equilibro possibile fra risorse disponibili e consumi.
Anche “eco-logia” è una parola composta e sul piano filologico il suo significato rimanda alla scienza dell’habitat, alla scienza che studia le condizioni di esistenza dei viventi nel loro ambiente di vita naturale nell’intreccio complesso dell’insieme dei fattori che possono influire sulla vita degli organismi. Le due parole rimandano perciò, secondo il loro significato originario, alla necessità di un governo equilibrato della nostra casa comune avvalendoci delle conoscenze e dei saperi per un’azione efficace. Da qui l’importanza insieme di un’economia e un’ecologia della cooperativa nella gestione e nel governo dei suoi servizi.
Custodire e coltivare
Custodire e coltivare sono due parole che testimoniano una nuova filosofia, una nuova prospettiva educativa che muove da una prospettiva ecologica.
Custodire significa preservare dai rischi e dai pericoli, vuole dire vigilare affinché un oggetto o un luogo rimanga integro e non subisca danneggiamenti. Custodire non significa imprigionare o togliere la libertà, richiama l’idea della casa, del buon uso delle cose, della sorveglianza attenta e della vigilanza discreta. Richiama l’idea di cura, di compiere le azioni giuste per conservare al meglio e per creare le condizioni migliori. Allo stesso modo per cui la terra custodisce le radici offrendo appoggio, sostegno e nutrimento, preserva i germogli dal freddo per farli sbocciare a primavera, così sul piano umano custodire significa proteggere, farsi carico e prendersi cura. Custodire è un atto di responsabilità e nello stesso tempo di generosità. Custode a sua volta è colui che è capace di abbandonare le proprie zone di comfort e accettare nuovi rischi, poiché le sfide dell’ecologia ambientale e umana richiedono un impegno attento, responsabile, finalizzato e radicale.
Anche la parola “coltivare” ha una importante valenza nello stesso tempo ecologica e educativa. È interessante notare che nella lingua tedesca per parlare della scuola dell’infanzia si usa il termine “kindergarten” che significa giardino dei bambini o giardino d’infanzia. È un’espressione interessante perché fa riferimento ai bambini come soggetti non solo da proteggere ed accudire ma anche da coltivare. Maria Montessori usa l’espressione di “embrione spirituale” e descrive lo sviluppo psichico del bambino come “creazione”, “costruzione” dovuta all’attività esercitata dal soggetto sull’ambiente. Si tratta di due termini il cui significato è contrastante (l’embrione richiama il mondo scientifico e fa riferimento alle leggi della biologia, lo spirito è un termine con significato etico-religioso) e la Montessori utilizza questa espressione per indicare il mistero nascosto della vita psichica presente nei bambini fin dalla nascita ma che si trova ancora nel sottosuolo, che è ancora latente e nascosta, che aspetta il tempo giusto e le condizioni giuste per germogliare.
L’idea di coltivare racchiude in sé le regole profonde della vita dei bambini, contiene i ‘comandi’ di ciò che l’organismo diventerà, racchiude cioè in sé quanto è necessarie a produrre nell’individuo le sue diverse funzioni e le caratteristiche che lo connotano come individuo. È necessario, perciò, coltivare il bambino per creargli le condizioni migliori perché possa vivere una vita buona e possa costruire sé in modo aperto e libro. È necessario contestualmente coltivare gli ambienti di vita affinché ogni pianta cresca al meglio. Coltivare significa essere i “giardinieri” ognuno per gli altri.
Coltivare significa donare e il dono è atto gratuito, che sta alla base dello scambio sociale in cui il donare non è solo un gesto, è un’ottica etica, è un progetto, è un momento chiave dell’educazione.