E' importante interrogarsi sulle ragioni che portano le famiglie a scegliere il nido per i loro bambini e bambine.
Affrontiamo il problema da due punti di vista: da un lato quello della famiglia, dall’altra quello del nido.
Il punto di vista della famiglia
Perché una madre o un padre alla notizia dovrebbero scegliere il nido per il loro bambino? Perché il nido dovrebbe essere un’opzione preferibile rispetto ad altre possibili soluzioni?
Per la famiglia scelta del nido non è un fatto scontato. Se da un lato molto dipende dalla disponibilità dei servizi (poiché i servizi per l’infanzia in generale e i nidi in specifico non sono equamente distribuiti nel territorio nazionale), dall’altro sono le stesse condizioni di vita della famiglia in cui il nuovo bambino nasce a influenzarne la decisione. Ogni situazione è diversa dall’altra. Per qualcuno il nido può essere un problema tardivo che sorge solamente quando il bambino ha già qualche mese ed emerge la necessità di trovare una soluzione - all’interno di altre opzioni possibili - in vista della ripresa del lavoro. Per altri la garanzia di servizi per l’infanzia presenti nel territorio costituisce una condizione indispensabile per decidere di mettere al mondo un figlio. Il fatto è che se per qualcuno il nido rappresenta una condizione imprescindibile, per altri non rappresenta nulla più di una possibile opzione.
In generale, però, dietro la scelta del nido c’è un’elaborazione importante della famiglia, poiché quella del nido è sempre una scelta problematica. I motivi per i quali madri e padri optano per l’inserimento al nido d’infanzia il proprio figlio possono essere molteplici. Normalmente il servizio è percepito come una soluzione utile e preziosa per chi è coinvolto nel mondo del lavoro e deve rispettare degli orari e dei turni. In questo caso il servizio è percepito come un bene prezioso, un supporto indispensabile, un’importante risorsa sociale a disposizione della comunità. Senza dubbio il nido è un servizio sociale importante non equamente distribuito nel territorio nazionale e non sempre a disposizione di tutti coloro che ne avrebbero bisogno. In questo senso, il nido è percepito come un prezioso sostegno per la famiglia, una risorsa che quando è disponibile agevola la vita delle persone e qualifica un territorio. A ragione, non è però l’unico motivo per il quale le famiglie usufruiscono del nido, anche se appare il più socialmente rilevante. Non mancano famiglie che nonostante la nota disponibilità di posti al nido nel luogo dove abitano cercano altre soluzioni, come ad esempio la disponibilità dei nonni o più raramente di altri parenti, la scelta del lavoro part-time per uno dei genitori (molto più frequentemente la madre rispetto al padre), a volte la rinuncia totale a lavoro per vivere in modo totale la maternità dedicandosi in modo totale ed esclusivo al nuovo arrivato. Accade anche che se da un lato una famiglia decide fin dal primo momento della notizia del nascituro in arrivo vede nel nido la soluzione più favorevole, non mancano dall’altro situazioni nelle quali i genitori farebbero di tutto per farne a meno. Ci sono anche genitori che farebbero volentieri a meno del nido ma si sentono costretti perché non hanno altre soluzioni. Per qualcuno il nido è una scelta meditata e una decisione positivamente voluta, per altri qualcosa come una necessità che si sarebbe preferito evitare.
Se per qualcuno il nido costituisce un’ancora di salvezza in assenza di altre soluzioni possibili, per i più rappresenta una fra le diverse opzioni possibili. A chi lasciare il bambino mentre sono al lavoro? È meglio il nido o sono meglio i nonni? Una brava babysitter, soprattutto se i figli sono due, è da considerarsi una soluzione meno adeguata rispetto al nido? E, soprattutto: quanto mi costa il nido? Quanta percentuale dello stipendio mi erode? Non è conveniente, alla fine dei conti, stare a casa dal lavoro anziché correre per tutta la settimana con i minuti contati per riuscire a garantire la vita organizzata di tutta la famiglia? O ancora: la casa dei nonni (nel caso siano disponibili) è un posto sicuro? Ma le domande non finiscono qui. Rivolgendosi all’altro versante: il nido è un posto sicuro e adatto per i bambini molto piccoli? Le persone che vi lavorano sono veramente affidabili? Il bambino si troverà bene con delle persone sconosciute? Sono tutte domande che legittimamente girano per la testa di una madre o di un padre e può accadere che gli orientamenti possano essere differenti all’interno di una coppia. Un genitore può essere più fiducioso e l’altro meno e le opinioni in relazione a ciò che è preferibile scegliere possono essere in contrasto e in conflitto.
Il fattore economico rimane uno degli elementi fondamentali per la scelta del nido, soprattutto laddove sono possibili altre opzioni. I nonni babysitter non sono retribuiti e nei casi in cui sono disponibili rappresentano la scelta più economica. Ovviamente molto dipende dalla fiducia riposta nei propri genitori o nei suoceri e dalla serenità delle relazioni familiari in senso lato. In questo caso il nido costituisce senza dubbio l’opzione più costosa. Sia il nido sia i nonni non risolvono però completamente il problema: quando il bambino non sta bene o se non si lavora al pomeriggio fino a tardi e i genitori non sono disponibili per tutto il tempo, si aggiunge il costo della babysitter.
Non mancano poi altri elementi che le famiglie possono prendere in considerazione nella prospettiva di optare per il nido. La presenza di uno o più servizi in un territorio e la disponibilità di posti consente alle madri e ai padri di avere maggiori possibilità di scegliere, di decidere ad esempio di iscrivere il bambino al nido anche se c’è sempre qualcuno a casa (un genitore, un nonno, un altro parente, una babysitter a disposizione) che potrebbe occuparsi di lui. In altri termini, il nido è un’opportunità che non tutti hanno a disposizione, dipende da dove una persona abita, dipende dalle scelte politiche che sono state effettuate in un determinato territorio.
Si sa, per altro, che non sempre e non dappertutto i genitori possono permettersi di scegliere. In alcuni contesti, la comunità ha voluto i nidi, ha provveduto alla realizzazione di un programma si è adoperata per la loro realizzazione e la loro gestione; in altri gli investimenti sono stati minimi o non sono stati affatto effettuati lasciando ogni iniziativa al privato. È anche questo un segno, fra gli altri, delle disuguaglianze profonde che caratterizzano il nostro paese. Tutto questo fa sì che a differenza degli altri gradi formativi, il nido d’infanzia è diffusamente percepito come opzionale. E il trentino non fa eccezione, anche se è una realtà nella quale i servizi per l’infanzia vivono un relativo benessere.
Non tutte le regioni italiane sono allo stesso livello e non tutte sono in gradi di garantire le stesse offerte e si registra un divario importante. La disponibilità e l’ampiezza dell’offerta costituiscono indubbiamente un segno di qualità della vita di un territorio. I genitori hanno la possibilità di optare per una molteplicità di soluzioni differenti e la scelta può avere una certa incubazione. C’è chi dà per scontato l’opzione del nido fin dal primo momento della notizia del concepimento, c’è chi fino all’ultimo rimane nell’incertezza e non si sa decidere e c’è anche chi dopo poco tempo di frequenza vi rinuncia sobbarcandosi a volte anche non poche difficoltà organizzate e di gestione familiare. Se decidiamo di escludere da un lato la carenza di posti disponibili (non tutti i territori sono serviti nello stesso modo e tenuto conto che la disponibilità dei posti dipende anche dall’andamento delle nascite) e dall’altro le cause di forza maggiore o di necessità cogenti, come è il caso di chi non può permettersi di ritirarsi dal lavoro o anche solamente di ridurre il numero delle ore di lavoro giornaliere, o anche chi non ha appoggi nella propria rete parentale o sociale, è possibile notare che si tratta di una scelta niente affatto scontata. L’arrivo di un nuovo bambino o bambina in una famiglia è quasi sempre la cosa migliore che poteva capitare. Inizia una nuova storia, si instaura un legame profondo. E, in fondo, si tratta di affidare il proprio figlio, anche se affidabili e fidate, persone che sono comunque estranee. Non bisogna dimenticare poi che la nuova madre o il nuovo padre non sa ancora se il figlio sarà in grado di affidarsi in modo fiducioso ad una persona estranea. Per qualcuno il primo inserimento del proprio bambino al nido equivale a una scelta quasi di abbandono e questo comporta un senso di colpa che a volte può essere difficile da sopportare. I nodi da sciogliere non sono pochi e le incertezze e i dubbi sono comprensibili.
Una volta deciso di non tenere il bambino a casa e una volta esclusi i nonni, la decisione definitiva non è ancora presa e rimane il problema di che cosa scegliere: è preferibile il nido tradizionale o il servizio familiare (o Tagesmutter)? Meglio il tempo lungo o il part-time con la frequenza ad esempio solamente al mattino? Se non è possibile affidare il bambino per l’intera giornata ai nonni è pensabile affidarglielo per il pomeriggio? C’è poi anche il problema dell’anticipo (con la possibilità di entrare al nido alle 7,30 del mattino anziché alle 9,00) o del posticipo (con la possibilità di ritirare il bambino fino alle 17,30 anziché alle 16,00).
Il punto di vista del nido
Guardiamo ora lo stesso problema dal punto di vista del nido.
Il lavoro non inizia perciò con il primo giorno di apertura, quando a settembre, inizia il primo giorno di scuola così come avviene per gli altri gradi scolastici. Quando inizia il nuovo anno educativo si è già fatto molto lavoro, perché il nido sarà in grado di funzionare bene nella misura in cui le cose saranno state preparate con cura. Come avviene anche con altri lavori, anche l’avventura del nido non comincia quando apre i battenti all’inizio dell’anno educativo ma richiede un lavoro di preparazione, dipende, per così dire da ciò che si era seminato prima.
È noto che fra i molti problemi che occorre affrontare per il buon funzionamento del nido, il primo ambientamento è senz’altro il principale e rappresenta uno dei momenti più impegnativi. Già al termine dell’anno educativo i nuovi genitori che chiedono informazioni e visitano il nido cominciano a essere al centro dei pensieri delle educatrici: sanno che le aspetta un lavoro delicato e attento: dovranno creare tutte le premesse necessarie per la costruzione di un buon rapporto affinché si renda fecondo per il futuro. Il primo inserimento è l’evento che più di altri coinvolge l’intera struttura del nido e non esclude nessuno dei soggetti che a diverso titolo vi operano. Si tratta, in altre parole di un evento importante per tutti.
Si sa che quando un bambino inizia a frequentare il nido, con lui entra una storia, un mondo, un sistema di relazioni. I genitori affidano sempre il loro bambino al nido con una certa preoccupazione. Non sanno quello che accadrà, come verrà accolto il bambino e come a sua volta egli accetterà il nuovo ambiente e reagirà. Il bambino è in generale il dono più grande che hanno avuto e nello stesso tempo la preoccupazione più grande. Non si sa mai come le cose vadano a finire e per questo le educatrici sanno che la fiducia nel nido e nelle persone che vi lavorano non è un fatto automatico, ma deve essere continuamente e progressivamente conquistata.
Sono consapevoli che ci sono molti studi e ricerche ed è disponibile un’ampia letteratura in merito all’attaccamento e all’importanza della figura di riferimento. Ogni situazione è però unica e ogni caso, è a sé: ogni bambino è diverso da qualsiasi altro bambino e occorre rapportarsi alla sua individualità; la stessa cosa vale per i genitori perché ognuno vive in modo personale il distacco dal proprio bambino.
Per questo l’ambientamento di ogni bambino rappresenta una fase complessa, costituita di tappe progressive e graduali ognuna delle quali deve essere pensata, organizzata e attuata con cura. Questo perché è il primo distacco dalla famiglia, del primo cambiamento importante del bambino dopo la sua nascita. E questo porta con sé, come detto, delle incognite che preoccupano i genitori: che cosa succederà quando il bambino andrà al nido? Se la caverà? Si adatterà? Come si comporterà? Chi saranno le educatrici che si occuperanno di lui? Come lo accoglieranno? Come lo accudiranno
Occorre tenere conto di tutti questi aspetti e in merito ci sono delle regole a cui ogni educatrice e il gruppo di lavoro nella sua unitarietà si deve attenere. Si tratta di procedure importanti, ma che vanno applicate ogni volta tenendo conto del contesto specifico e delle persone che si hanno davanti. Non è sufficiente applicarle, occorre farsene carico adottandole alle situazioni.
A volte, nelle realtà più piccole, è presente un solo nido e questo significa che i genitori che si accingono a fare domanda per l’inserimento nella graduatoria del loro figlio hanno già una serie di informazioni raccolte da altri genitori e dai molti “si dice” ed è insieme una cosa buona e non buona: da un lato, poiché si tratta dell’unico nido della zona, non si tratta di un servizio fra i tanti e questo fa sì che il nido sia ben conosciuto e fortemente radicato nel territorio; dall’altro lo stesso nido si trova ad essere esposto sul piano sociale. Nelle realtà più grandi invece sono presenti più nidi e le famiglie possono scegliere fra più opzioni.
Generalmente, quando un bambino entra per la prima volta nel nido, è già stato svolto un lungo lavoro e si sanno già molte cose di lui. L’ambientamento consiste, infatti, da un lato all’adattamento del bambino alla nuova situazione e al nuovo stile di vita (con le sue routine e le sue esperienze e attività) che il nido, dall’altro a un articolato processo di transizione da un sistema di legami a un altro: nuovi legami, nuove persone, nuovi spazi, nuovi oggetti, nuove percezioni, nuove abitudini e grandi cambiamenti della vita quotidiana.
Quando un bambino entra per la prima volta nel nido c’è perciò già una storia, questo evento è preceduto da un più o meno accurato lavoro preliminare. Può capitare che una famiglia accompagni per la prima volta un bambino al nido d’infanzia “al buio”, senza avere informazioni preventive di qualche tipo. In generale però, il primo ingresso al nido è accompagnato da informazioni raccolte nel vicinato, da notizie ricevute ufficialmente da un comune o da un ente gestore, dalla conoscenza diretta di un’educatrice, da una visita al servizio in occasione di una giornata di apertura organizzata appositamente per le nuove famiglie, da un colloquio preventivo o da una breve visita chiesta alla spicciolata contattando direttamente il nido per ricevere informazioni o per visitare gli spazi. Nascono così le prime impressioni e si creano i primi rapporti ancora informali e non ufficiali. Non va per altro dimenticato che questo di norma accade per il primo figlio. Quando ne arriva un secondo, la strada è tracciata, i genitori hanno già un’esperienza di nido, conoscono le regole, sanno molto meglio come muoversi. È evidente, perciò, che l’avventura del nido non comincia con il primo giorno di frequenza del nuovo bambino, ma è già stato effettuato un lavoro a monte a volte anche quando non è ancora avvenuta la nascita. È per queste ragioni che il nido stesso si attrezza già l’anno educativo precedente per creare le premesse di una buona familiarizzazione fra famiglia e nido. E gli strumenti di tale familiarizzazione preventiva possono essere diversi in rapporto a situazioni e contesti differenti. A parte la raccolta informale di notizie (le conversazioni con il vicinato, al negozio, dal medico di famiglia, attraverso conoscenti, ecc.) è già attiva una rete ufficiale che decreta preventivamente la reputazione di quel determinato nido. Di norma, la fonte ufficiale di informazione è il comune, che può gestire il nido in forma diretta, oppure in gestione, in affidamento o in convenzione. In tutti i casi, il comune si configura come il primo garante della buona qualità del servizio.
Un’altra fonte di informazioni è rappresentata dal nido stesso: i genitori si rivolgono direttamente al personale per ricevere informazioni su aspetti organizzativi e gestionali. In realtà può però accadere che tali richieste costituiscono una buona scusa per vedere gli spazi, percepire il clima interno attraverso una breve visita, gettando un occhio agli spazi esterni ed interni, creando un primo informale legame con la coordinatrice e con le figure che ha incontrato.
È anche per queste ragioni che una pratica diffusa è di prevedere nella primavera (in previsione dell’entrata dei nuovi bambini nel settembre successivo) una giornata (o anche più di una) in cui nido è aperto alle famiglie. Tale giornata può accadere di sabato e in questo caso il nido viene aperto appositamente per i genitori interessati. In questo caso il gruppo di lavoro educativo predispone gli spazi e mette a disposizione materiali e giocattoli per accogliere bambini e genitori insieme. Non è la stessa cosa come se si trattasse di una normale giornata di nido: si tratta pur tuttavia di un assaggio in attesa di decidere. I bambini di norma giocano senza perdere di vista i genitori, mentre gli adulti familiarizzano con le educatrici e fra di loro, in un primo assaggio di ciò che potrebbe verificarsi in un prossimo futuro.
Tuttavia, le iniziative possono essere le più diverse, in dipendenza del contesto sociale in cui il servizio è collocato ma anche per merito di coordinatrici pedagogiche e di educatrici che sanno leggere le situazioni e intercettare i bisogni. Ad esempio, in una valle relativamente lontana dal capoluogo un nido funzionava, per così dire, a ranghi ridotti, vale a dire ospitava un numero inferiore di bambini rispetto ai posti disponibili. Tale sottoutilizzazione appariva ancora più evidente nel mese di luglio quando i bambini frequentanti erano ancora di meno. Il nido ha così deciso di invitare per un giorno alla settimana eventuali famiglie interessate a passare un giorno alla settimana con il loro bambino insieme agli altri bambini. L’iniziativa è stata un successo perché le famiglie hanno potuto vedere in un clima tranquillo e libero. Anche i bambini dopo i primi momenti di attesa circospetta hanno cominciato ad abitare gli spazi del nido, ad utilizzare i materiali e ad interagire con gli altri bambini presenti. Per molti è stata una sorta di prova generale ed un’esperienza preventiva prima dell’inserimento vero e proprio previsto per il settembre successivo (e, a settembre, i bambini sono entrato in un contesto che già conoscevano con indubbio vantaggio per tutti).
Del resto, che cos’è il nido se non un sostegno sociale per le famiglie e in particolare per le mamme che vivono l’esperienza della maternità (soprattutto se si tratta di neomamme) e che si prendono cura del neonato e del suo sviluppo cognitivo, comportamentale e socio-emotivo? Sappiamo come le preoccupazioni e le esigenze connesse con il nuovo ruolo della maternità per molte neomamme possono trovare un supporto sociale ed emotivo nel nido, soprattutto se si preoccupa di guardare anche fuori e non sta solamente rinchiuso dentro le proprie mura. La condivisione, le nuove amicizie e il sostegno reciproco sono – condizione che si possono trovare negli spazi del nido non solo per i bambini iscritti e frequentanti, ma anche per quelli che per qualche ragione sono ancora in attesa di un posto o si riservano di prendere una decisione.
Abbiamo visto dunque che il lavoro di preparazione che precede l’apertura del nido con l’inizio dell’anno educativo suppone una serie di azioni senza che si traducano in una procedura standard uguale per tutti. È utile che vengano fissate delle regole che tutti i servizi devono applicare, senza tuttavia un sistema di procedure standardizzate che siano necessariamente uguali per tutti. Si tratta piuttosto di principi comuni di cui ogni realtà deve tenere conto ma che ogni gruppo di lavoro attua in modo personalizzato secondo le situazioni dettate dal contesto e secondo le sensibilità di ognuno. Un gruppo di lavoro “naif” è un gruppo di lavoro che si preoccupa di applicare un insieme di procedure, un gruppo di lavoro maturo invece è un gruppo di persone adulte che riflettono sulle procedure e sanno farle proprie attraverso un’analisi accurata del contesto ed attraverso un’assunzione di responsabilità attiva e consapevole che sa tradurre bene i principi e le regole adattandole in modo favorevole e creativamente motivato alle situazioni che si presentano.
Tutto quanto avvenuto fino a questo momento, per quanto predisposto ed organizzato con cura, ha un carattere informale, non costituisce ancora un “rapporto contrattuale” fra le famiglie che desiderano conoscere e orientarsi e il nido. Arriva però il momento in cui la famiglia decide di inoltrare una domanda di iscrizione formale (al comune nel caso di un nido in affidamento o gestione, alla cooperativa nel caso di un servizio a gestione diretta) e, una volta che la domanda sia accettata, nasce una nuova relazione fra nido e famiglia con l’assunzione di impegni e responsabilità reciproche.