Accademia Naven
Il nido d'infanzia nel sistema educativo
(6.1.) - Costruire un'alleanza con le famiglie

L'importanza di un rapporto di collaborazione con le famiglie.

È necessario preventivamente costruire un buon rapporto con le famiglie come base per la realizzazione del primo incontro che precede l’entrata del bambino al nido.


Costruire un rapporto duraturo con le famiglie

Come si può immaginare, l’avventura di un bambino non comincia quando mette piede per la prima volta al nido. È il frutto di un lungo percorso preparatorio. Per il proprio successo educativo e per il suo buon funzionamento, l’esito dell’ambientamento di ogni nuovo bambino al nido rappresenta una delle principali sfide.
Già al termine dell’anno educativo i nuovi genitori che chiedono informazioni e visitano il nido cominciano a essere al centro dei pensieri delle educatrici: le aspetta un lavoro delicato e attento finalizzato a creare tutte le premesse necessarie per la costruzione di un buon rapporto che si dimostrerà fecondo per il futuro perché il primo inserimento è l’evento che più di altri coinvolge l’intera struttura del nido e non esclude nessuno dei soggetti che a diverso titolo vi operano.
Quando un bambino inizia a frequentare il nido, con lui entra una nuova storia e un nuovo sistema di relazioni. I genitori affidano il loro bambino a persone che non conoscono e dei quali devono imparare a nutrire fiducia e questo comporta inevitabilmente una certa preoccupazione. Non sanno quello che accadrà, come verrà accolto il bambino e come a sua volta egli accetterà il nuovo ambiente e reagirà. Il bambino è in generale il dono più grande che hanno avuto e nello stesso tempo la preoccupazione più grande. Non si sa mai come le cose vadano a finire e per questo la fiducia nel nido e nelle persone che vi lavorano non è un fatto automatico, ma deve essere continuamente e progressivamente conquistata.
Ogni situazione è diversa dall’altra, e ogni caso, è a sé: ogni bambino è un caso a sé stante e occorre rapportarsi alla sua unicità; la stessa cosa vale per i genitori perché ognuno di essi ha anch’egli la propria storia personale unica e vive in modo personale il distacco dal proprio bambino. Per questo l’anno educativo è caratterizzato da due momenti distinti: il primo, che impegna il gruppo di lavoro educativo grosso modo per il primo e a volte parte del secondo mese dell’inizio dell’anno educativo, richiede un’organizzazione del lavoro specifica. Il secondo riguarderà, quando saranno conclusi gli inserimenti e una volta che i bambini si saranno ben ambientati inizierà la vita vera e propria del nido, caratterizzata dalle routine e dalle attività.
Per questo l’ambientamento di ogni bambino rappresenta una fase complessa, costituita di tappe progressive e graduali ognuna delle quali deve essere pensata, organizzata e attuata con cura. Questo perché si tratta della prima vera separazione dalla famiglia, del primo cambiamento importante del bambino, e conseguentemente della sua famiglia, dopo la sua nascita. E questo porta con sé delle incognite che preoccupano i genitori: che cosa succederà quando il bambino andrà al nido? Se la caverà? Si adatterà? Come si comporterà? Chi saranno le educatrici che si occuperanno di lui? Come lo accoglieranno? Come lo accudiranno? Occorre tenere conto di tutti questi aspetti e in merito ci sono delle regole a cui ogni educatrice e il gruppo di lavoro nella sua unitarietà si deve attenere. Si tratta di procedure importanti, ma che vanno applicate ogni volta tenendo conto del contesto specifico e delle persone che si hanno davanti. Non è sufficiente applicarle, occorre farsene carico adottandole alle situazioni.
Quando i genitori si accingono a fare domanda per l’inserimento del figlio al nido hanno già un loro punto di vista più o meno rafforzato anche una serie di informazioni raccolte da altri genitori e spesso dai molti “si dice” che riguardano il nido e il suo funzionamento. E questa è una cosa buona, ma è anche una lama a doppio taglio. Vi sono genitori che quando si accostano al nido hanno già una loro opinione preventiva anche se altri invece non ne hanno nessuna e il loro primo contatto con il servizio è un po’ un salto nel buio.
Generalmente, quando un bambino entra per la prima volta nel nido, è già stato svolto un lungo lavoro e si sanno già molte cose di lui. L’ambientamento consiste, infatti, da un lato all’adattamento del bambino alla nuova situazione e al nuovo stile di vita (con le sue routine e le sue esperienze e attività) che il nido, dall’altro a un articolato processo di transizione da un sistema di legami a un altro: nuovi legami, nuove persone, nuovi spazi, nuovi oggetti, nuove percezioni, nuove abitudini e grandi cambiamenti della vita quotidiana. La prima accoglienza del bambino e della sua famiglia al nido diviene perciò il frutto di un accurato lavoro preliminare finalizzato a prepararla al meglio.
La sua preparazione richiede una serie di azioni che si svolgono in momenti diversi.
La prima mossa è delle famiglie che chiedono informazioni al nido o al comune (che, nel caso del nido a gestione pubblica, raccoglie le iscrizioni, ma per il resto rimanda tutti i contatti e le informazioni al nido stesso). Qualcuno contatta direttamente il nido per avere informazioni o per chiedere di poter visitare gli spazi. In questa fase un ruolo importante è volto dalla coordinatrice che in questo modo fa le prime conoscenze e istaura i primi rapporti. 
I genitori vogliono sapere e per questo la coordinatrice è disponibile per i primi colloqui. L’obiettivo del servizio è che il primo impatto del genitore con il nido sia il meno “burocratico” possibile: il genitore deve poter chiedere ciò che vuole sapere e sta a noi dare risposte con disponibilità e chiarezza in modo da ingenerare fin dai primi contatti un rapporto di fiducia, cercando di porre la giusta distanza fra un rapporto umano sincero e un approccio professionale. È importante che umanità e professionalità camminino insieme: se da un lato il rapporto umano è importante perché crea vicinanza, prossimità emotiva ed empatia, è necessario dall’altro un atteggiamento sempre professionale poiché il genitore confida in un’educatrice comprensiva, vicina ed empatica, ma nello stesso tempo competente e capace di svolgere con professionalità il proprio lavoro. Per questo, ancora al termine dell’anno educativo precedente (vale a dire nei mesi di giugno e luglio), salvo richieste o esigenze particolari di qualche famiglia, le principali azioni, finalizzate a costruire una relazione quanto più di fiducia e stabile possibile, sono le seguenti.
La prima azione è di mantenere un raccordo costante con il comune che raccoglie le iscrizioni: si tratta di un compito della coordinatrice che in questo modo da un lato costruisce una relazione importante e nello stesso tempo è in grado, nell’eventualità, di intercettare per tempo eventuali esigenze, richieste, bisogni di certezze e così via. Soprattutto le notizie e i bisogni importanti è utile che siano intercettati per tempo.
Segue poi un primo contatto con le famiglie dopo l’avvenuta conferma, da parte del comune, dell’accettazione del bambino. La tempestività è importante perché quando una famiglia desidera avere chiarimenti o delucidazioni, una pronta rassicurazione genera un senso di affidabilità e facilita i rapporti successivi.
Si convoca poi un’assemblea (di norma prevista per la seconda metà luglio) a cui sono invitati tutti i nuovi genitori. I genitori sono desiderosi di sapere, prima delle ferie estive, che cosa accadrà, quali saranno le modalità dell’ambientamento che a loro volta richiederanno una riorganizzazione degli impegni di lavoro a settembre e così via. L’incontro ha lo scopo di far conoscere sia le educatrici e il personale di servizio, sia la struttura, oltre a fornire le necessarie informazioni per il futuro inserimento del bambino. Il nido si trova nella necessità di fornire ai genitori le informazioni utili finalizzate al futuro inserimento del bambino (date e orari, indicazioni organizzative, ma anche materiali, oggetti e giocattoli da portare al nido che possono essere utili in questa prima fase di ambientamento del bambino). Nello stesso tempo l’incontro permette alle educatrici e al personale di farsi conoscere. È rassicurante, infatti, per i genitori conoscere in anticipo chi si occuperà del loro bambino, anche se – opportunamente – si eviterà di dire in modo preciso quale sarà in specifico l’educatrice di riferimento. Abbiamo discusso molto al nostro interno questo punto: in questa prima fase riteniamo sia importante che i genitori conoscano il gruppo delle educatrici (di norma la coppia di educatrici del mattino e quella del pomeriggio) piuttosto che la singola figura di riferimento, allo scopo di dare l’idea di una comunità educante, anziché una figura esclusiva.

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