Accademia Naven
Il nido d'infanzia nel sistema educativo
(5.4) - La figura di riferimento come pratica di cura non genitoriale

L’attenzione speciale che il nido presta al primo ambientamento del bambino al nido (così come alla sua permanenza una volta terminata la fase dell’ambientamento) si basa sulla consapevolezza che l’assenza di una buona relazione del bambino con le persone che gli stanno intorno e che si prendono cura di lui è un fattore di rischio. I bambini che vengono separati dalla madre (con cui ovviamente hanno una relazione positiva) soffrono e le diverse strategie finalizzate alla realizzazione di un buon ambientamento individuale hanno lo scopo di alleviare tale sofferenza. Questo avviene perché fin dai primi giorni di vita il bebè è esposto agli stimoli (sensoriali) degli adulti, e in particolare della figura principale che si prende cura di lui, genera una familiarizzazione nei confronti di quegli adulti che il piccolo piano piano riconoscerà, arrivando a distinguerli dal più vasto mondo degli adulti come figure che gli danno maggiore sicurezza e che quindi arriva a preferire. Tali stimoli sensoriali diventeranno poi via via la base per la partecipazione ad interazioni e alla creazione di relazioni privilegiate. Avvengono così nel bebè in crescita alcuni passaggi fondamentali nei quali:

  • Manifesta interesse in generale per gli oggetti animati (ad esempio segue con lo sguardo gli oggetti che si muovono e manifesta fin dai primi tempi di vita una spiccata preferenza per gli esseri umani;
  • Inizia poi a discriminare in modo sempre più chiaro le persone che gli sono familiari dagli estranei: l’ambientamento al nido si preoccupa di accompagnare e aiutare il bambino proprio su questo punto attraverso l’attivazione di un processo che più sopra abbiamo chiamato “di familiarizzazione” e in cui la figura di riferimento svolge perciò una funzione cruciale;
  • Conseguentemente stabilisce relazioni selettive, come ad esempio preferire di stare in braccio a una persona piuttosto che a un’altra, desiderare di stare vicino a una certa persona, mantenere il contatto visivo e così via. 

Questi passaggi indicano che l’ambientamento al nido deve tenere conto delle fasi evolutive del bambino e deve portare ad una familiarizzazione il più possibile stabile con la figura di riferimento principale e con le altre figure del nido. 

Ciò che ci si aspetta attraverso le operazioni dell’ambientamento è il raggiungimento di un equilibrio dinamico del bambino: quando anche il nido – inizialmente situazione insolita per il bambino – avrà soddisfatto i suoi bisogni di prossimità emotiva legandosi per questo ad una nuova figura, potrà allontanarsi dalla propria figura di attaccamento per esplorare il mondo esterno allo stesso modo in cui lo farebbe (o lo ha già fatto) a casa. Il nuovo legame avviene inoltre nello stesso momento in cui il bambino si stacca dal genitore trovandosi con una persona nuova sostituta che per lui nella fase iniziale è un’estranea in una fase della vita evolutiva nella quale il bambino può provare una vera e propria paura nei confronti dell’estraneo. E la paura è una normale reazione di fronte alla novità che a sua volta produce reazioni diverse in rapporto all’età, a seconda della capacità selettiva che il bambino, nel frattempo, ha sviluppato nei confronti delle persone e delle situazioni nuove. 

In tutto questo l’educatrice di riferimento svolge un ruolo importante di prossimità emotiva rispettivamente nei confronti del bambino e della sua famiglia. Tuttavia, per quanto si vogliano riprodurre per il nuovo bambino le abitudini di casa in nodo non è la casa e l’educatrice non è la madre. E a differenza della famiglia nel nido è presente una molteplicità di figure adulte accoglienti che si alternano nella vita del bambino secondo i diversi turni di lavoro. L’ambientamento costituisce un momento di trambusto per il bambino perché avvengono cambiamenti di cui non è consapevole e che non si può spiegare. Nasce da qui il bisogno di una persona chiave su cui contare e sulla quale investire attraverso la realizzazione di forme di attaccamento specifiche. È un momento delicato in cui sono i dettagli a contare: il modo di essere preso in braccio, il tono della voce, determinate posture, ecc. che hanno la funzione di generare fiducia, affidabilità e in una parola familiarità. Per questo le modalità di cura che la figura di riferimento adotta sono specifiche e non generiche affinché il bambino le possa riconoscere e sulle quali cogliere significati affettivi ed emotivi. La figura di riferimento è, in altre parole una persona speciale per vicinanza, calore affettivo e intimità. 

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