Accademia Naven
Il nido d'infanzia nel sistema educativo
(5.5.) - Figura o figure di riferimento?

È un fatto che la figura di riferimento che si prende cura del bambino in modo quasi esclusivo durante l’ambientamento e nei primi tempi di permanenza del bambino al nido non può essere disponibile per tutto il tempo. C’è il rischio che il bambino non riesca più a farne a meno e c’è anche il rischio che l’educatrice di riferimento possa sentirsi insostituibile, possa arrivare a pensare che senza di lei il bambino andrà in crisi, non sarà capace di reggere. Tutto questo può accadere perché si tratta di un ruolo che può essere emotivamente troppo coinvolgente, oppure che i bambini diventino talmente intimi dell’educatrice finendo per soffrire quando non è disponibile. Non è escluso inoltre che i genitori a lungo andare possano avvertire nel legame del bambino con l’educatrice qualcosa che assomiglia a una minaccia. Il ruolo della figura di riferimento è complesso e richiede impegno, consapevolezza e padronanza professionale di sé. Inoltre, il rapporto privilegiato esclusivo può arrivare a trasformarsi in ridotte opportunità per i bambini della ricchezza del nido come comunità. 

Nella fase dell’ambientamento la figura di riferimento svolge un ruolo indubbiamente importante, ma in seguito le situazioni possono cambiare, è possibile fare scelte organizzative più flessibili. La stessa figura di riferimento che accompagnasse gli stessi bambini per tutto il tempo di permanenza al nido d’infanzia presenterebbe dei risolti ambigui: si tratterebbe di un’interpretazione schematica del ruolo della figura di riferimento, come se i bambini non crescessero e come se nel nido non vi fossero dei cambiamenti evolutivi. 

Per questi motivi è importante la realizzazione progressiva di un’intensa rete portatrice di significati affettivi, emotivi e culturali che diventa via via più ricca e complessa. La figura di riferimento può senz’altro rimanere come una persona ‘speciale’ con la quale il bambino ha avuto un rapporto intenso e che progressivamente ha saputo staccarsi e consentirgli di esplorare il mondo (sia sul piano relazionale ed affettivo, sia su quello sensoriale e cognitivo) che gli sta intorno. Si tratta però di un rapporto che è destinato ad evolversi nel tempo, poiché i bambini, crescendo, mutano i loro bisogni, richiedono un rapporto sempre affettivamente importante, ma che tuttavia progressivamente si modifica. Non va dimenticato che lo scopo ultimo dell’attaccamento è l’emancipazione del bambino, un’emancipazione che passa attraverso la conquista di autonomie progressive che variano col crescere dell’età e che sono diverse da bambino a bambino. Deriva essenzialmente da qui che il ruolo della figura di riferimento non sia inteso in modo fisso: anch’esso deve modificarsi con i cambiamenti dei bambini. È una protezione, un legame e un sostegno, ma occorre poi arrivare (con i tempi dovuti e senza forzature, seguendo lo sviluppo spontaneo del bambino) ad un rapporto sempre più leggero e ad una presenza dell’adulto sempre più discreta. In altri termini, il ruolo della figura di riferimento deve essere giocato all’interno di una processualità, deve costituire un accompagnamento che nel tempo si evolve, si modifica, cambia di segno.  

La possibilità per i bambini di arrivare (ovviamente quando l’ambientamento è pienamente concluso e quando un’unica figura non si rivela più necessaria) da una figura di riferimento unica ad una molteplicità di figure di riferimento è importante. Il nido d’infanzia non è solo una comunità di bambini, è anche una comunità di adulti che svolgono un lavoro in ambito educativo. Le relazioni multiple non sono del resto una novità per i bambini, che possono instaurare attaccamenti multipli (anche se ognuno con valenze diverse). Anche l’attaccamento alla madre non esclude un contemporaneo attaccamento al padre o ad un’altra figura parentale, anche se permangono nel bambino delle preferenze. Intendiamo in altre parole dire che, dopo la prima fase dell’ambientamento, la copresenza di figure costituisce quasi sempre un arricchimento. Le alternanze relazionali permettono al bambino di cogliere opportunità diverse e di ricevere offerte diverse, consentendogli una ricchezza complessivamente maggiore. 

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